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Il richiamo della Foresta

From Francia 2007 in Paimpont, France on Aug 10 '07

PurpleAngel has visited no places in Paimpont
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Stamattina ci siamo concesse mezz’oretta in più di sonno dal momento che non era necessario uscire in caccia della colazione gentilmente offerta dall’hotel. Dopo aver razziato il buffet, ci siamo messe in viaggio dirette alla foresta di Broceliande, il motivo principale per cui ci siamo stramazzate tutti questi km. Rennes di sabato mattina è popolata da vecchietti in auto, in particolare siamo rimaste sconvolte alla visione di una ultracentenaria alla guida di uno scassone altrettanto vegliardo. L’unico giovane incontrato guidava il motorino ondeggiando in mezzo alla strada attaccato a un succo di frutta. Potevamo evitare di passare dalla nostra amata Montfort (vedi diario dell’anno scorso) per fare la seconda colazione? Secondo Roberto si. Secondo noi ovviamente no. Perciò abbiamo iniziato di prima amttina a battibeccare col tom tom fino a che non abbiamo deciso di metterlo in cassintegrazione per poter fare come meglio ci pareva. Il nostro arrivo in Montfort (sur Meu) è stato accolto da una banda di vecchietti festanti i quali mentre consumavamo la nostra colazioncina acquistata alla solita pasticceria sedute sulle panchine della piazzetta principale, facevano la processione per salutarci e augurarci buon appetito. Ci siamo commosse ancor più quando abbiamo scoperto che l’adesivo messo l’anno precedente è ancora al suo posto, lucido e curato come se lo avessimo appena applicato.

Siamo ripartite dunque alla volta di Paimpont, uno dei principali paesini della foresta. La Purpla ha cominciato a non sentirsi molto bene a causa dell’ingente quantità di latte e latticini ingeriti ai quali a quanto pare è diventata intollerante. Giunta a Paimpont, depredato un negozio di souvenirs e preso posto a tavola nella trattoria già frequentata in passato dalle Seppie, è’ passata quindi da varie fasi:

- depressione causa malore

- autoflagellagellazione con tanto di richiesta a Dede di rompere i coglioni ogni qualvolta la Purpla avesse ripensato a toccare formaggi o simili (accolta da Dede con somma gioia)

- insani pensieri suicidi a suon di forme di formaggio, una morte considerata auspicabile dalla Purpla.

- eliminazione del problema e successivo miglioramento della salute purplesca.

Nel frattempo Dede poteva anche non accorgersi dell’eventuale morte dell’amica, poichè era troppo impegnata a impicciarsi nei fatti di vita quotidiana che si svolgevano attorno a loro:

- vecchietti che bevevano super alcolici e mangiavano bistecche di brontosauro come se non avessero avuto un domani

- famigliuola felice con nonnina ottuagenaria annessa la quale compiva gli anni e fagocitava qualunque cosa le capitasse a tiro innaffiandolo con ippocrasso a volontà

- italiani vari e caciaroni dai quali ci siamo dissociate. A questo proposito vorremmo fare un appunto: fino a due anni fa in questa zona gli italiani non ci arrivavano nemmeno per sbaglio. Sospettiamo che il nostro blog abbia influito sulla variazione degli itinerari dei suddetti e la cosa in parte ci lusinga ma lasciateci dire che avete rotto le scatole. Se venite fin quassù, cercate di non farci fare la solita figura barbina presentandovi senza conoscere una parola di francese e mettendo a soqquadro paesi interi.

Sempre a pranzo, ci siamo rese conto del verificarsi di uno strano fenomeno: le spese comuni stanno drasticamente diminuendo, mentre in maniera inversamente proporzionale salgono quelle individuali. Insomma, quasi moriamo di fame rinunciando al dolce pur di poterci permettere l’acquisto dei vari gingillini che questa zona ci offre.

Rifocillateci, siamo ripartite alla volta di Ploermel. Lungo la strada abbiamo scovato uno dei castelli più importanti e belli della zona, purtroppo chiuso ai visitatori d’estate. Ci siamo accontentate di fotografarlo dall’esterno per poi chiedere a una delle tante vecchiette che popolano e visitano il posto di immortalarci insieme davanti allo stesso. La povera donna, confusa e sconvolta dalla nostra richiesta e dalla macchina fotografica troppo futuristica, ci ha fotografate convinta di non averlo fatto e poi è fuggita spaventata. La Purpla ha pensato quindi di percorrere un sentierino alternativo (molto alternativo) con Adolfina. A passo d’uomo fra cervi, alberi, ciottoli, buche, qualche passante pietre di scisso e piante di digitale, abbiamo attraversato la regione della Porpora altrimenti detta PurpleRegion finoa scovare la cappella templare di Saint Jean in maniera del tutto casuale. Abbiamo rinunciato a visitarla perchè il percorso era fattibile solo a piedi e il terreno risultava piuttosto ostico pe rdue notoriamente impedite come noi.

Ci siamo quindi rimesse in viaggio, passando da Campeneac e dirigendoci verso Ploermel; lungo il tragitto ci siamo rese conto dell’ingente presenza di corvi enormi quasi quanto quelli di Stonehenge; secondo noi erano le solite spie dei servizi segreti. Inoltre sono ricomparsi i camion bianchi che negli ultimi giorni erano aquasi del tutto spariti. Il nostro punteggio ha raggiunto vette esorbitanti, tanto che rischiamo di perdere il conto, ma all’incirca abbiamo stabilito di aver fatto almeno 300 punti solo oggi.

Breve sosta a a Ploermel, con tanto di sbevazzata e passaggio dal bagno e dall’unico negozio di souvenirs, quindi di nuovo in viaggio verso Josselin.

Lungo il percorso siamo passate da Vieux Bourg, nel quale si trova una cappella del XVI secolo e dopo aver sventato per un soffio il tentativo terrorista della Purpla di abbattere un muretto della cappella di cui sopra, ci siamo fermate per visitarla. Dede in versione casalinga borbottona si è lamentata del cattivo odore aleggiante all’interno della chiesetta, stupendosi del fatto ch eil vicario non abbia messo nemmeno un arbre magique. Dopo aver scattato le solite 2/300 foto, e aver constatato tristemente di non poter raggiungere la frutta che cresce sugli alberi li intorno poichè era troppo in alto, Dede affranta si è riarrampicata su Adolfina insieme alla Purpla e siamo ripartite.

A Josselin abbiamo salutato il nostro adorato castello e abbiamo parcheggiato vicino al comune nel quale si stava svolgendo un matrimonio. Abbiamo atteso che il lunghissimo corteo composto di tre auto (praticamente tutti gli abitanti del posto) passasse e quindi ci siamo dedicate al giro turistico dellunica via del centro storico non senza andare a salutare i nostri amici negozianti del luogo i quali alle 18 in punto hanno chiuso baracca e burattini e non per colpa nostra.

Breve sosta crepe/Bagno/bevuta/sigaretta anche qui e di nuovo ci siamo messe a vagare per la foresta, stavolta senza una meta precisa ma con l’idea vaga comunque di tornare a Rennes, prima o poi, così come abbiamo cercato di investire un paio di piccioni per aumentare il punteggio ma con scarsi risultati.

Durante il nostro peregrinare abbiamo cercato anche di visitare la leggendaria Valle Senza Ritorno, ma a quanto pare non siamo gradite perchè come l’anno scorso ci abbiamo girato intorno senza riuscire a vederla se non da lontanissimo; stessa sorte è toccata alla fontana di Barenton.

Ripromettendoci ( e ripromettendo alla foresta tutta) di tornare per questi luoghi nei prossimi giorni, ci siamo preoccupate di spostarci verso zone più civilizzate per poter cenare. A Plelan le Grand abbiamo scovato una piccola brasserie che - udite udite - teneva aperto fino addirittura alle 21.30 e ne abbiamo aprofittato immantinente. Davanti a due belle bisteccone, abbiamo avuto da discutere riguardo all’educazione sia della Purpla che di Adolfina. Se la prima oltre a voler giocare con qualsiasi oggetto trovi (e anche in questo ristorante Dede ha applicato la tattica del terrore tarpando per l’ennesima volta le ali al fanciullino della Purpla che la spingeva a giocare con una pista delle macchinine di legno), necessita di lezioni di bon ton e femminilità, la seconda deve smettere di dare confidenza a tutti gli scassoni che le parcheggiano accanto. La soluzione è stata ben presto trovata dalla Dede in versione signorina Rottermeier: un convento di Orsoline Shampiste per la Purpla (la quale ripromette di convertirle alla rozzaggine) e un convento di Orsoline Meccaniche di Maranello per Adolfina.

In particolare discutendo sull’educazione di Adolfina abbiamo dimostrato una volta di più quanto somigliamo a una coppia sposata: “Basta! Io la chiudo in Garage e non la faccio uscire più!” “Eh no! Se fai così poi è normale che vada col primo jippone che passa. Devi farle fare le sue esperienze” “Ma quali esperienze, io le svito tutti i bulloni!” “Non facciamo queste discussioni davanti alla piccola, che poi si impressiona” e così via.

Consapevoli del fatto che tanto alle 21.30 non avremmo trovato più nulla da fare, ci siamo ricampate a Rennes. La città l’abbiamo raggiunta in un quarto d’ora; peccato che poi la Purpla abbia cercato di fare a meno di Roberto per raggiungere l’hotel e le abbiano ribaltato appositamente la viabilità nel subdolo tentativo di farla perdere. Quando siamo ricorse a Roberto, lui ha dichiarato lo stato di sciopero e si è rifiutato di aiutarci. Ma nel frattempo la Purpla ha preso l’hotel da dietro come ai cari vecchi tempi e finalmente siamo riuscite a tornare a casa.

A domani con le nostre nuove avventure

Purpla e Dede


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