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Cosa vogliamo fare da grandi

From Francia 2007 in Aix-en-Provence, France on Aug 18 '07

PurpleAngel has visited no places in Aix-en-Provence
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Stamattina ci siamo di nuovo alzate all’alba, in previsione di un viaggio di circa 400 km. Sempre nella stessa ottica, la Purpla, ond’evitare di percorrerlo con la mummia borbottante al fianco, ha pensato di fare una sorpresa a Dede ordinando la colazione in camera (trucchetto che già in passato ha dato i suoi frutti); ovviamente quando Dede ha sentito bussare, nonostante ci fosse la Purpla ad aprire, è uscita dalla doccia bellicosamente in modalità “cazzoè?”, per placarsi alla vista del vassoione colmo di leccornie e del suo adorato the. Per le 9 eravamo già pronte a ripartire, con i nostri bagaglini tutti impacchetati e compressi e alle 9.15 saremmo state in auto e per strada, non fosse che un gruppo di vecchietti veneti, confusi e caciaroni avessero invaso l’hotel e si fossero messi a giocare con gli ascensori, a invadere la hall e ad aggirarsi per l’intero complesso creando paura e panico e impriginandoci in ascensore (costringendoci a fermarci ad ogni piano dal 5 allo 0). Ma noi ne abbiamo viste di peggio. Svicolando a destra e a manca, dribblando vecchiettine e relative valige, siamo riuscite a recuperare Adolfina, a caricarla dei bagagli (e anche stamattina abbiamo portato a compimento una nuova disposizione degli stessi, come ogni giorno dall’inizio della vacanza - pretendiamo il titolo di campionesse mondiali di tetris) ed infine a partire per Aix En Provence. Così, almeno, credevamo. Dopo pochi metri la Purpla che ha dovuto strizzare gli occhi per l’ennesima volta per poter leggere un cartello (che invece incredibilmente Dede leggeva benissimo), si è resa conto che qualcosa non quadrava; una breve sosta è bastata per farle capire che le lenti a contatto erano magicamente scomparse, probabilmente fagocitate dai suoi stessi occhi. Indossati gli occhiali, è stato il momento di dover discutere con Roberto, il quale ha rifiutato di collaborare, e con Clermont che rifiutava di farci ripartire (un po’ come l’anno scorso ci è successo a Montfort ); quindi ci siamo messe a gironzolare per la città e paesini limitrofi fino ache non abbiamo incontrato un vecchiettino fermo sul ciglio della strada il quale sembrava stare li apposta, in attesa proprio di noi due, per poterci dare indicazioni, cosa che ha fatto felice come una pasqua. Finalmente abbiamo trovato l’autostrada e ci siamo messe davvero in viaggio. Nel frattempo erano passate le 10. Gran parte del tragitto da percorrere oggi è stato fra le montagne; per questo motivo Dede ha insegnato ad Adolfina a fare lo stambecco e nel frattempo constatavamo quanto diversi siano i boschi di questa zona (monti di Forez, nei dintorni di Thiene) rispetto a quelli della nostra “fase Rennes”, per giungere alla conclusione che Broceliande lo fa meglio (il bosco). Dede ha cominciato a riconoscere le strade percorse l’anno scorso nel senso inverso, quelle lungo le quali ha avuto la brutta avventura del the freddo ; si è messa quindi a ringhiare in cerca di vendetta, proposito di nuovo vanificato da una sosta ristoratrice in autogrill. Trulla trulla per aver consumato un tocco di cioccolato di circa una tonnellata, sempre Dede - calata nella sua parte bucolica - ha indicato alla Purpla il colle della cervaia e senza accorgersene, nel farlo, ha fatto le corna proprio sotto gli occhi di un camperista spagnolo il quale l’ha guardata perplesso. Smadonnando di qua e gesticolando di la, si è fatta ora di pranzo. Purpla e Dede sono ormai telepatiche in questo contesto, tant’è che contemporaneamente hanno avuto la brillante idea di cercare un buffalo grill (dal momento che gli autogrill erano tutti privi di ristorante) e pochi istanti dopo lo hanno localizzato e raggiunto con una maestria che riescono ad avere soltanto quando si tratta di cibo. Una Purpla un po’ confusa (che già all’inizio del pasto aveva risposto in maniera casuale al cameriere) ha dimenticato di mettere lo zucchero nel caffè. Al primo assaggio, schifata, ha cercato di rubare lo zucchero di Dede e poi, vanificati questi tentativi, ha affermato di aver bevuto il peggior caffè francese; solo dopo pochi secondi si è accorta che la propria bustina di zucchero giaceva intonsa sul tavolino e che quindi il caffè era statao consumato amaro, cosa che la Purpla notoriamente odia. Nel frattempo Dede era troppo impegnata a difendere a costo della vita il proprio mezzo biscotto dagli sguardi del cameriere il quale aveva accenanto a portare via il piatto su cui questo giaceva. Prima di ripartire abbiamo effettuato l’immancabile pit-stop nelle toilettes e Purpla si è inorridita al rendersi conto di esser stata contagiata da Dede (nota impicciona) quando in bagno ha avuto pe rqualch eistante l’insana idea di provare il funzionamento di una carrucola che sosteneva lo specchio; per fortuna si è fermata in tempo, ond’evitare conseguente rottura dello specchio con relativi 7 anni di sfiga ed esilio a vita da tutti i Buffalo Grill esistenti sulla faccia della terra. Soddisfatti i nostri languorini, ci siamo di nuovo rimesse su strada. Fra i nostri vari deliri, abbiamo finalmente capito cosa vogliamo fare da grandi: le comiche itineranti, riproponendo un nostro spettacolo in onore di Aldo, Giovanni e Giacomo (nostre muse): “Tel chi el Sepiun”. Intanto la Purpla socializzava con gli altri amici automiblisti; in particolare, con un probabile vecchietto bretone alla guida di una peugeot bianca il quale le infondeva una certa fiducia, tanto da indurla a seguirlo nei sorpassi e a scambiare con lui affettuosi gesti di rispetto ed amore reciproco mentre altrettanto reciprocamente si cedevano il passo a seconda delle situazioni. Dede ha dedicato qualche minuto all’angolo della cultura, raccontando alla Purpla di un monumento costruito da un postino di Hauterives con massi raccolti durante il lavoro; ovviamente la fantasia sfrenata delle due seppie si è scatenata e abbiamo deciso di raccogliere massi in giro per il mondo per costruire anche noi il nostro monumento sul quale (sempre come il postino di cui sopra) scrivere le nostre massime seppiche (“seppia è bello” “meglio una seppia oggi che una gallina domani” “seppie è piena vita” “ma noi siamo straniere!” “ e no eh! Perchè non ho il giardino” “francesi/italiani/spagnoli/belgi/olandesi/inglesi di merda” “Americani peggio” “Bretagna libera e unita sotto il segno delle seppie” “a noi ce piace de magna e de beve” e cosi via). Dopo di che Dede è svenuta addormentata, per risvegliarsi solo dopo qualche chilometro, spaventarsi al vedere la coda nell’altro senso di marcia perchè le ha fatto credere di essere già sulla pontina per andare a lavorare, risvenire rassicurata dalla Purpla e riprendersi soltanto km dopo convinta di non aver davvero vissuto il dialogo “Ma che, sto sulla pontina?” “No tranquilla siamo ancora in Francia” “ah meno male”; rinfrancata dal sonno ristoratore, Dede si è risvegliata socievole nei pressi di Salon de Provence, giusto in tempo per salutare due omini A.N.A.S. (francesi) appollaiati su una collinetta che si affaccaiva sull’autostra i quali l’hanno ricambiata calorosamente provocandone l’entusiasmo. Lungo tutto il tragitto abbiamo avuto modo di notare i famosi cartelli marroni francesi: cartelli che con tanto di frecce dovrebbero indicare attrazioni turistiche visibili dall’autostrada. A parte il fatto che li troviamo estremamente pericolosi, soprattutto per due impiccione come noi, il più delle volte le tanto decantate attrazioni sono state irreperibili provocando la nostra delusione più profonda. Verso le 17 siamo finalmente giunte nei pressi di Aix En Provence. Siccome si è sparsa la voce che nons iamo contente se non facciamo il nostro ingresso in una città se non ci sono almeno tre km di coda, ormai la Francia si è adeguata: pagano fior fiore di comparse da piazzare al casello al quale stiamo per arrivare per permetterci di sentirci a nostro agio percorrendo gli ultimi dieci km in almeno trenta minuti. La Purpla ha voluto ringraziare tali sforzi allietando tutti e quanti i sette km di auto presenti nei pressi del casello sparando “My Sherona” a tutto volume; Dede dopo aver cercato di sabotare tale intento, non ha potuto fare altro che rassegnarsi e cercare di sparire appiattendosi come una sogliola contro il sedile. Verso le 17.30, comunque, siamo arrivate in hotel. I primi venti minuti sono trascorsi con Purpla accasciata sul divano e Dede che saltelalva per la stanza euforica ed entusiasta smontandola pezzo a pezzo e urlando “uh! Guarda che ho trovato!” “Iiiih ! c’è il parquet in bagno!” “Oooh! Si vede Adolfina sotto la nostra finestra!” e cosi via. Probabilmente esasperata da questo entusiasmo inusuale per Dede, la Purpla si è decisa a prepararsi per uscire in tempi record. E così alle 19.00 eravamo già di nuovo in paese; passeggiatina e solita cena al nostro adorato Bistrot Romain (stavolta ben lontane dallo spruzzatore). Davanti alle tonnellate di carpaccio che ci sono state servite, abbiamo cominciato a sognare su una vacanza di almeno venti giorni in una casetta in Bretagna (magari a Montfort), immaginandoci la nostra vita a stretto contatto con i vecchiettini bretoni a cui tanto piacciamo e che tanto ci piacciono (lezioni di tombolino bretone, colazione a base di cozze o flan bretonne fatto in casa, brindisi cordiali ogni cinque minuti a base di sidro fino a notte tarda: le 21.30). Con questa idea in testa e sempre con Roberto che si rifiutava di collaborare, siamo infine tornate in hotel stremate dal lungo viaggio. A domani per le nostre nuove avventure Purpla e Dede


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