Siviglia
From Siviglia 2006 in Sevilla, Spain on Dec 25 '06
Per prima cosa la seppia Purpla ha raggiunto la seppia Dede a Roma, punto di partenza per la nostra nuova avventura. Siccome non siamo contente se non abbiamo la vita complicata, abbiamo dovuto iniziare la vacanza con un primo dramma: l’auto che ci avrebbe dovuto accompagnare in aereoporto ha cercato di impedircelo rifiutandosi di partire (e qui, siamo convinte che ci sia lo zampino dei servizi segreti spagnoli che hanno sabotato sicuramente la suddetta vettura tramite la loro migliore agente Yukiko Sakamoto, famossissima Flamençera e 007 a tempo perso); solo l’intervento del mago del pedale Dede father è stato provvidenziale e siamo riuscite a raggiungere Cì & Family all’aereoporto. Ma chi sarà Cì? E’ la nostra valletta invernale: individuo sinistro e maldestro, in costante domopak con fasi di dissociatezza alternate ad altre di lucidità mentale durante le quali tira fuori come conigli da un cappello i vocaboli spagnoli ammuffiti e ormai dimenticati nell’antica memoria di un passato fastoso e glorioso di emerito fancazzismo quotidiano in quel di Granada. Un concentrato di scioltezza in un metro e cinquantasette per trenta kg bagnata: l’unica donna che si va a comprare i vestiti da 0-12 benetton oltre a Dede. Perché Cì ha passato le nostre durissime selezioni? Perché la suddetta ha portato in dote fratello consenziente dotato di forza bruta e impiegato all’aereoporto che si è incollato ai nostri Enrico (altrimenti detto il frigorifero o la cassa da morto), GiovanniLindo (detto così perché è scheletrico e lineare come la padrona e come il vero Giovanni Lindo. La valletta oltretutto ha portato un bagaglio esiguo, stupendoci. Il fatto che si sia dimenticata praticamente tutto è un dettaglio) e Orazio con Orazio Jr (così detti perché la padrona è deficiente) garantendo il loro imbarco e arrivo a Siviglia senza brutte sorprese (con tanto di supervisione dal finestrino dell’aereo da parte di Cì stessa dell’operazione d’imbarco dei tre bozzoli). Insomma una società a delinquere e Cì sembra sbiadita ma non perde un colpo; e così anche stavolta abbiamo fatto le raccomandate tirandocela da fighe. Oltre a questo Cì è ovviamente sbiadita quanto noi, ma questo è un requisito basilare per accedere alla selezione. Dopo che l’impacchettatore di valige romano ha piacionato con noi senza ritegno, invitandoci per Pasqua ad Amsterdam (e magari chi lo sa, accetteremo l'invito), abbiamo eseguito operazione di check in e varco dei gates in tempi piuttosto ragionevoli, considerata l’affluenza. Una volta imbarcate sull’aereo abbiamo dovuto affrontare un nuovo dramma: il pranzo schifido a pagamento (e che pagamento.. 16 euro per due panini e tre bottigliette d’acqua). Dopo il pranzo squallido (atteso oltretutto per due ore) e le liti furiose di Dede con un piccolo esemplare di bambino rompiturus che ha cercato di rubarle il posto al bagno, siamo arrivate alla famigerata Madrid. La Purpla e la Dede erano piuttosto tese a causa dei brutti ricordi legati a tale aereoporto (vedi viaggio a Madrid); oltretutto a bordo dell’aereo ci avevano comunicato che dovevamo raggiungere il gate 48, mentre in realtà si trattava del 16. Ovviamente anche qui deve esser stato un tentativo di depistaggio: volevano tenerci prigioniere nell’areoporto arancionino (così soprannominato da Cì che non ha nemmeno bevuto la perrier alla menta – vedi viaggio in francia - eppure vedeva il mondo in arancione). Comunque, noi, con abili movimenti sussultori e ondulatori abbiamo infine raggiunto il gate giusto e ci siamo imbarcate anche sul secondo aereo sane e salve. Il secondo tratto di volo è andato bene, anche se all’inizio eravamo preoccupate per un altro passeggero che ci sembrava morto. All’arrivo a Siviglia con abile scatto felino ci siamo impacchettate e abbiamo recuperato il bagaglio in mano preparandoci alla discesa in 3 secondi netti. … … Peccato che abbiamo dovuto comunque aspettare che tre quarti di passeggeri scendessero dall’aereo per poterlo fare anche noi. La Purpla ha dato il piano d’azione: Cì doveva trattenere Dede, mentre Purpla recuperava i bagagli indisturbata. Il piano è miseramente fallito, ma almeno al nastro abbiamo avuto la bellissima sorpresa di veder arrivare i nostri bozzoli in tempo relativamente breve e sani e salvi. Uscite finalmente dall’aereoporto ci siamo concesse una sigaretta e poi abbiamo cercato di colonizzare un taxi che però è fuggito facendo il vago e snobbando queste tre bellissime creature con i loro catafalchi e non capiamo perché. Ancora un po’ perplesse siamo state pietosamente caricate da un tassista che sembrava morto perché non ha detto una parola per tutto il viaggio. Il suddetto tassista ci ha mollate con i creaturi all’hotel dove abbiamo ancora dovuto affrontare una gentile scalinata prima di raggiungere la reception. Hotel fantastico, stanza enorme dotata di angolo ricreazione, ma impiegato deficiente che preferisce parlare in inglese invece che in spagnolo a delle turiste italiane. Dopo aver colonizzato la nostra enorme stanza ed esserci concesse il dovuto relax soprattutto in seguito allo stress di spacchettare i creaturi e scoprire che un bagnoschiuma a caso si è aperto insaponando beauty e contenuto del beauty della purpla, ci siamo messe ad esplorare i dintorni. Ci siamo addentrate nei vicoletti, scovando immediatamente mercatino natalizio artigianale e negozietti vari nei quali inspiegabilmente spariranno i nostri soldi. Ad un certo punto la fame ha avuto il sopravvento e così ci siamo fiondate in un bar a strafogarci di tapas di tutti i tipi(s). Abbiamo anche provveduto a lanciare i soliti anatemi prima verso il cameriere idiota e dopo verso il receptionist deficiente (il quale non era in grado nemmeno di trascrivere i nostri dati anagrafici dalle nostre carte d’identità). Infine soddisfatte e sfatte abbiamo fatto rientro in hotel guidate dalla Purplasegugio. Per domani prevediamo di andare a Granada, quindi nanna presto altrimenti chi si alza all’alba delle nove per andar a far danno? Quindi buonanotte e a domani per il resoconto del nostro secondo giorno di vacanza. La nottata è stata movimentata: ormai non ci accontentiamo più di fare casino solo di giorno, ma abbiamo deciso di rendere piene di aneddoti anche le nostre notti. Quindi, fra una lotta con il condizionatore e l’altra, una Cì congelata e insensibile agli stimoli in modello mummia di Similaun, una Purpla ostinata nel cercar di dormire anche sotto zero e spigoli che sbucano dal nulla sul percorso di Dede strappandole un tipico “Porca Puttana”. Nonostante tutto ciò siamo arrivate alla mattina vive. Stamattina avevamo progettato di andare a granada. Ovviamente non ci siamo andate. Armate delle migliori intenzioni, organizzate come equilibristi giapponesi ci siamo preparate nei tempi previsti con una coordinazione degna del migliore dei piani militari (Dede che al suono della sveglia strombettante è balzata felina giù dal letto, si è preparata per poi tirar giù dalla branda prima Cì con un amabilissimo e minaccioso “Cì, il bagno è libero” e poi la Purpla con un “Sei sveglia?” con l’aria del “Ma ancora la stai?”), presentandoci alla lauta colazione nell’orario prestabilito. Sempre armate delle nostre migliori intenzioni ci siamo incamminate in stile carovana verso la stazione, decise a prendere il primo treno per Granada, il passo cadenzato dai gorgheggi preparatori di Dede che intonava o almeno provava a intonare prima che la stroncassimo “Granada” di Claudio Villa. In pochi attimi ci si rivela l’imponente edificio della stazione e anche la nostra prima disillusione: il treno parte troppo tardi e ci mette troppo tempo: siamo costrette a rinunciare al nostro programma. Dopo esserci concesse una pausa di riflessione e ristoratrice al bar e successiva tappa bagno/sigaretta, abbiamo optato per saltare sul primo taxi e farci scaricare in Plaza de Espana. Da qui avremmo dovuto prendere l’autobus turistico, ma prima di ciò siamo state attratte dalla bellissima architettura presente nel luogo. Entrate nel domopak più assoluto, abbiamo cominciato ad aggirarci in modello giapponese fra fontane, azulejos, colonnine, ponticelli, foto finte (proprietaria italiana di negozio di macchinette digitali che si è pure lanciata nel farci due foto le quali sono scomparse misteriosamente dalla macchinetta ancor prima che potessimo vederle). Siccome non siamo potute andare a Granada, abbiamo deciso di farci fotografare (da qualcun altro ovviamente) presso l’immagine rappresentativa della città presente lungo il perimetro del Palazzo (insieme a quelle di tutte le altre principali città spagnole). E li, ecco il primo cuore frantumato della giornata: tale vecchietto pittore che gentilmente si è offerto di farci la foto in maniera del tutto (???) disinteressata. Egli si è infatti invaghito irrimediabilmente della Purpla, la quale dopo gli arabi ha spostato il proprio baricentro fascinoso sulle cariatidi. Liberata la Purpla dall’intraprendente ottuagenario, abbiamo finalmente raggiunto la fermata del Sivirama, ovvero l’autobus a due piani turistico. Presso suddetta fermata, abbiamo fatto amicizia con due simpatici ragazzi addetti alle vendite con i quali abbiamo conversato amabilmente di tecniche di vendita e marketing (come si vende meglio con una coppa di anis in corpo), serate culturali (mille e più modi di spaccarsi vagando per locali spagnoli) viaggi (le nostre avventure in giro per il mondo – che di serio hanno ben poco) e così via in un armonico misto di italiano e spagnolo. Qui è stata la rivelazione principale: alla Cì non si sono aperti solo i cassetti della memoria per quanto riguarda lo spagnolo, bensì l’intero armadio 4 stagioni a sei ante. Prenotata anche la notte di capodanno in un locale di Flamenco, ci siamo finalmente arrampicate sull’autobus e abbiamo dato il via la giro turistico. Ad un tratto la Cì comincia ad avvertire i morsi della fame, quindi si rende necessaria sosta pranzifera. Ci fondiamo al piano inferiore del bus nei pressi del quartiere di santa Cruz, sperando di poter mangiare li nei dintorni e veniamo scaricate soltanto più avanti al quartiere Macarena (per essere più precisi presso il parco di divertimenti La Isla Magica oggi chiuso e quindi deserto). Con un po’ di pessimismo/fastidio ci siamo trascinate lungo la via in cerca di cibo. La fortuna ha voluto che trovassimo un locale sordido (come piace a noi) per poter consumare enormi panini a base di salumi e formaggi. Rinfrancate dal pasto decisamente migliore di quanto ci saremmo mai permesse di sognare, abbiamo ancora camminato fino alla muraglia della Macarena (ovviamente ballando e cantando l’omonima canzone) e poi siamo tornate a prendere l’autobus. La fermata successiva è stata alla Plaza de toros (dove abbiamo raggiunto il record di “visita più breve”per un totale di 5 minuti netti compresa foto e sosta al bagno), seguita dalla torre de oro, sosta sul Guadalquivir, la cattedrale della Giralda (chiusa) e shopping selvaggio. Stremate soprattutto da quest ultima attività, siamo tornate in hotel per concederci due ore di relax (ovvero svenimento su divano con tanto di lamenti assortiti) per poi imporci di uscire in mera funzione della cena. Il nostro peregrinare ci ha portate a scoprire nuovi luoghi nei dintorni dei quali non abbiamo scovato il nome ma che abbiamo apprezzato tantissimo. Infine, la meritata e satollante cena a base di piatti veri e non solo tapas. Piene come uova, lanciate in discorsi politici ed idealisti e arrancanti, perseguitate da spagnoli alcolizzati e quasi certamente ciecati che ci chiamavano “guapas”, siamo infine tornate in hotel. Breve sosta alla ricerca della chiave perduta nella borsa della purpla (nella quale probabilmente si nasconderà ancora adesso – anzi sicuramente) e finalmente raggiungimento della stanza con doppione della chiave e la ormai completa consapevolezza delle ottime capacità linguistiche di Cì e navigatrici di Purpla. Ps in tutto questo non vi sarà chiaro come mai abbiamo messo il titolo “Viaggio Prostata”. Ebbene, provate a fare un tragitto con le nostre tre eroine senza fermarvi in un bagno almeno ogni cento metri. Se sopravvivete, diteci come si fa. Se vi abbiamo lasciati orfani dei nostri racconti e' perche' il cavo di alimentazione di Cippi Giangi ci ha dato forfait. Ad ogni modo saremmo state ugualmente impossibilitate a scrivere causa grossa crisi (ma veramente grossa): quando riuscivamo a ricamparci in hotel era sempre troppo tardi e non eravamo mai troppo intere. Ma cominciamo dal primo giorno. Armate sempre delle migliori intenzioni, siamo partite alla volta dell'alcazar attorno al quale giravamo gia' da svariati giorni senza mai vederlo. E anche quella mattina ando' cosi': dopo aver attraversato Santa Cruz e la Juderia, continuavamo ad aggirarci attorno al palazzo senza mai trovarne l'ingresso. Tuttavia la direzione era quella giusta e infatti quando siamo andate a chiedere informazioni a un gentile vigilante, abbiamo scoperto di trovarci all'uscita dell'alcazar e di dover semplicemente svoltare l'angolo per raggiungerlo. Abbiamo scoperto soltanto oggi che esiste un cartello grosso quanto noi tre messe insieme e alto quanto C¡ che indica l'entrata. Abbiamo affrontato la coda e infine siamo riuscite con gaudio ad oltrepassarne i cancelli. E qui, un tripudio di azulejos, ori, argenti, archi, aranci, giardini, cascate, fontane, patii e quindi canaletti ci ha accolte. Dicevamo canaletti? La povera Dede, tutta intenta a fotografare C¡ & Purpla, ha infilato un piede in uno dei suddetti e urlando "bouganville!" (non chiedeteci perche') ha fatto una caduta acrobatica da far invidia alle migliori mosse marziali di Bruce Lee portando in salvo la macchinetta digitale. Superato il primo momento di quasi normale preoccupazione (2 secondi) Purpla e C¡ hanno cominciato a ridere a crepapelle mentre Dede continuava ad urlare bouganville vantandosi di aver salvato la macchinetta. Peccato che non sia riuscita a fare altrettanto con il suo ginocchio. Nonostante l'inconveniente abbiamo proseguito con la visita e ci siamo ritrovate a indicare alla povera Dede qualsiasi variazione del terreno, compresi i finti gradini, quelli a tre quarti e quelli a meta'. Dopo aver evitato il labirinto dove sicuramente ci attendeva una trappola mortale, aver immortalato un paio di giapponesi che hanno fatto quello che volevamo fare da tempo e cioe' rubare le arance che si trovano appese ovunque, ci siamo concesse una pausa pranzo nel caffe' interno all'alcazar. Ci siamo ritrovate a dover lottare con dei boccadillos di dimensioni esagerate (alti come Ci, infatti la poverina doveva camminare modello scopa in culo). Estasiate, siamo uscite dal palazzo per cercare di assaltare la Giralda, prima che ci chiudessero fuori come il giorno precedente. La visita alla cattedrale non ha presentato complicazioni e cosi' abbiamo poi avuto l'intero pomeriggio e la serata per dedicarci allo shopping ed infine ad una meritata e lauta cena. Ma non e' finita qui. Perche' C¡ e Dede durante un'esplorazione solitaria avevano scovato un vecchietto burlone il quale aveva attaccato loro pippone e fatto scherzetto raccontandoloro di un presunto terremoto al Vaticano. Peccato che C¡ non si scomponga mai piu' di tanto e quindi lo scherzetto non ha avuto l'effetto desiderato. Al momento della cena abbiamo avuto la fantastica idea di andare dal suddetto vecchietto a chiedere consigli sul luogo dove cibarci. Ci ha attaccato un altro pippone indicandoci secondo lui la strada per un locale di una sua parente. Locale che ovviamente non abbiamo mai trovato. E cos¡ dopo piu' di un'ora di giri e cristonamenti di Dede, siamo tornate a mangiare allo stesso locale della sera precedente. Ovviamente non c'era posto e quindi abbiamo aspettato sempre con Dede borbottante fuori finche' non si e' liberato un tavolo. Durante l'attesa, ormai con Siviglia in tasca, siamo anche riuscite ad indicare la strada per piazza alfalfa ad una ragazza inglese. Secondo giorno di paura: sveglia alle 6. E gia' vi abbiamo detto tutto. Come zombies addestrati, ci siamo preparate e trascinate fino alla sala colazione, trovandovi un gruppo di vecchietti giapponesi che sembravano pronti per una sfilata e arzillissimi oltre che onnifagocitanti, i quali hanno suscitato le nostre invidie piu' profonde dal momento che sembravamo tre guerrigliere cecene in pensione. Superato il trauma, ci siamo fatte portare alla stazione di San Sebastian per prendere l'autobus. Tre ore di viaggio passate a dormire come pecette e finalmente siamo arrivate a Granada dove un gentile tassista ci ha caricate e accompagnate all'alahambra. Ci attendeva una coda kmetrica, ma noi decise ad arrivare fino in fondo, ci siamo messe da brave giappoinglesi in fila e speranzose abbiamo atteso il nostro turno. Suddetta coda e' rimasta bloccata per diversi minuti, fino a che uina voce all'altoparlante non ha annunciato che i biglietti erano finiti. Dede ha avuto un mancamento, mentre la Purpla e C¡, incredule e incazzate cercavano di ascoltare i messaggi ripetuti in tutte le lingue nella speranza di essersi sbagliate. Purtroppo non si erano sbagliate affatto e con Dede incazzata portata a braccia tipo la pietra di michelangelo la quale inveiva contro gli altoparlanti e i loro annunci (vedi Londra e Madrid), C¡ altrettanto incazzata e Purpla che cercava di metter le pezze, siamo tornate moge moge alla citta'. Lungo il tragitto le piu' strane ipotesi sono balenate nelle nostre menti malate: prima fra tutte che la famosa agente segreta spagnola Yukiko Sakamoto avesse sabotato volutamente la nostra visita all'alahambra. Ma alla facciazza sua e di chi ci vuole male, siamo riuscite a rimediare una giornata bellissima. Come abbiamo gia' detto, C¡ aveva trascorso un anno della propria vita a Granada circa una decina di anni fa, quindi sicura come un nostromo con bussola ci ha guidate nelle contorte viuzze della cattedrale cosparse di negozietti nei quali abbiamo presto dimenticato l'amara delusione e dilapidato i nostri averi; dopo di che abbiamo pranzato davanti alla cattedrale e abbiamo atteso davanti all'ingresso sbagliato che la stessa aprisse i battenti. I battenti li aveva aperti, ma dall'altro lato. Anche qui c'e' lo zampino dei servizi segreti spagnoli, ma noi stavolta non ci siamo fatte fregare e abbiamo aggirato l'edificio trovando l'ingresso e visitando finalmente la cattedrale. Terminato il giro, ci siamo inoltrate nell'albaycin, quartiere arabo della citta', dove C¡ ci ha condotte alla sala da the' da lei frequentata nei tempi d'oro e dove Purpla e' uscita indenne o quasi da eventuali proposte di matrimonio (e per fortuna perche' il mastino Dede era in domopack e manco si sarebbe accorta dell'eventuale rapimento della Purpla). Ci siamo quindi dedicate a un momento di totale ed assoluta scioltezza bevendo dell'ottimo "sospiro del moro" accompagnato da sublimi dolcetti arabi e scattando foto a iosa come giapponesi cretine. (quando il pc di Purpla si decidera' a collaborare le pubblicheremo). Si e' quindi fatta l'ora di tornare alla stazione degli autobus e
percio' ci siamo buttate sulla gran via alla ricerca di un taxi. E chi ti troviamo quando finalmente uno di questi non fa finta di non vederci? Proprio lo stesso gentile tassista del mattino, con il quale la C¡ ha intavolato lunghe disquisizioni sulla propria vita e sui propri progetti in uno scambio equo con il signore che aveva lavorato in Italia. Raggiunta la stazione degli autobus con un'ora di anticipo ci siamo scialate sulle panchine in attesa di ripartire, per scoprire soltanto a 5 minuti dalla partenza stessa che dovevamo cambiare i nostri biglietti. Non ci siamo lasciate scoraggiare e smadonnando come tre muhezin, inveendo come scaricatori di porto russi anche contro chi ci era passato davanti, siamo rapidamente tornate in biglietteria al piano di sopra e abbiamo effettuato il cambio. Correndo come i migliori centometristi, siamo tornate all'autobus e siamo riuscite a prenderlo in tempo. Altre tre ore di viaggio, allietate da un film angosciante quanto quello proiettato all'andata (rigorosamente in spagnolo) e da vicini cafoni e rumorosi, siamo finalmente approdate a Siviglia dove il tassista di turno ci ha respinte. Moge e abbattute in versione pessimismo &fastidio ci siamo incamminate a piedi alla ricerca di cibo. Cibo che forse era meglio non trovare dal momento che l'unico locale aperto a quell'ora (le 23.30) era un bar squallido dove ci hanno servito pasti altrettanto squallidi. Dopo di che siamo tornate in hotel e ci siamo addormentate praticamente subito, svenendo sul letto vestite. Durante la notte C¡ ha fatto infartare Dede, con le proprie velleita' divinatorie sollecitate dalle emozioni provocatele dai ricordi: granatini: proprio mentre Dede stava scendendo dal letto per andare al bagno C¡ urla nel sonno "il numero 8!" spaventando a morte la nostra povera seppia che si era convinta della presenza di estranei nella stanza. Per il resto la notte non ha piu' avuto intoppi e stamattina ci siamo svegliate a ore piu' decenti. Nonostante l'intenzione di dedicarci al cazzaeggio, ci siamo lo stesso sfrantumate le ginocchia a forza di camminare, tutte prese dal tentativo di svaligiare quanti piu' negozi e bancarelle possibili incontrassimo sul nostro percorso. Per darci una sferzata di energia e una pausa biologica, abbiamo scovato la tanto rinomata pasticceria "Campana" ma i suoi dolci tanto decantati non ci hanno affatto entusiasmate e ci si sono riproposti in modello peperonata almeno fino alle 15, ora in cui abbiamo pranzato in un simpatico localino sulla riva del Guadalquivir nel quartiere di Triana. Pur di smaltire la paella ivi consumata, ci siamo messe di nuovo a marciare. Peccato che i negozi qui aprano dopo le 17, quindi abbiamo trovato tutto chiuso e abbiamo guadato di nuovo il fiume (ovviamente non a nuoto), per consolarci con un nuovo giro di bancarelle e le tanto agognate cioccolate con churros (un kg per la precisione). Satolle, appitonate e attufate, siamo tornate in Hotel per una pausa di riflessione. Siamo riuscite in caccia di cibo soltanto verso le 22.30. E qui, bisogna dire che a quanto pare ci piace essere appitonate, perche' abbiamo rimediato il colpo di grazia: un ameno localino dove cucinano patate con salse varie di dimensioni sospette (probabilmente provengono da cernobyl). Due piccoli appunti: - nel suddetto localino un barbone ha fatto la spessa con i nostri avanzi lasciandoci di stucco - qui hanno i semafori che ti mettono l'ansia: quando diventa verde, al di sopra dell'omino compare il conto alla rovescia di quanti secondi restano prima che torni rosso O_O (e l'omino comincia a correre quando mancano 5 secondi)
A presto con il racconto degli ultimi due giorni
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