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Barcelllona

From Barcellona - Capodanno 2005/2006 in Barcelona, Spain on Dec 26 '05

PurpleAngel has visited no places in Barcelona
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26/12/2005 (siamo crollate dal sonno e non ce l'abbiamo fatta a scrivere ieri)

Ed eccoci, per la seconda volta in un anno, in terra ispanica... Il risveglio è stato traumatico: alle 5 dovevamo essere in piedi per andare in aereoporto. Brancolando come due zombies siamo riuscite a lavarci, vestirci e renderci un minimo presentabili quel tanto che bastava a raggiungere Fiumicino senza far scattare gli allarmi anti terrorismo.

Superata con estrema nonchalance e chiccheria il check in (dal quale helga stava per portarsi incluso nel bagaglio un poliziotto che le si era accozzato contro la volontà della nostra povera seppia), abbiamo raggiunto in perfetto orario l'imbarco (ebbene si!) e leggiadre come due zanzare malariche siamo scivolate all'interno dell'aereo per scoprire che i posti che ci erano stati assegnati erano molto più che "un poco in fondo":praticamente stavamo appollaiate come le suddette zanzare ai motori. Purtroppo la nostra disgrazia è di avere una presenza forte che non passa inosservata, quindi dopo pochi minuti la hostess ci aveva già prese di mira e ci ha colte in fallo mentre chiacchieravamo allegramente fregandocene delle spiegazioni sulla sicurezz a(che per altro conosciamo già a memoria); solo per noi quindi, gentilssima, si è esibita in una nuova dimostrazione, tenendoci inchiodate con lo sguardo minaccioso ai sedili. Il resto del viaggio è andato bene, dopo che ci hanno placate con una fetta di pan di spagna sintetico e una cosa strana che sapeva di thè ma che secondo helga non lo era affatto. Soltanto, all'uscita, helga ha avuto un incontro ravvicinato con la porta della toilette dalla quale stava uscendo il capitano.

Superato anche questo ostacolo, siamo corse ai nastri per recuperare i nostri bagagli, già praticamente convinte che non li avremmo trovati. Invece, miracolosamente, siamo state smentite e nel giro di pochi minuti ci eravamo già ricongiunte coi nostri amati Gino e Pino.

Tutte queste stranissime fortune hanno trovato spiegazione nell'improvviso e impensato crollo della temperatura a 2 gradi centigradi, cosa assolutamente fuori dal normale per Barcellona. Ma come si dice, non si può avere tutto della vita. Sbattendocene come un esquimese al polo nord, ci siamo fumate la nostra prima sigaretta su suolo conquistato, quindi abbiamo adescato un taxista che ci ha gentilmente scaricate all'hotel, senza nessun problema.

All'hotel inspiegabilmente la nostra fortuna continua a persistere: la receptionist - sorridente e carina - non è seppia e parla italiano quasi perfettamente. La stanza è piccola ma accogliente, abbiamo una terrazza enorme e un bagno con due lavandini così ci possiamo lavare i denti assieme *_* tutto questo ci fa sorvolare sul gradino di ingresso al bagno che sarà la nostra condanna, cosi come sul fatto che ci sia solo un a presa di corrente in tutta la stanzza (per sommo dispiacere della seppia tecnologica purpla)

Estasiate dal terrazzo, nonostante la temperatura polare, siamo uscite a godercelo e li...Miracolo, visibilio, somma meraviglia, gaudio:

IL PISELLONE!

Lo splendido panorama con relativa sindrome di stendhal ha provato i nostri corpicini al punto da indurci a lasciare l'amata terrazza in cerca di cibo. Tergiversando con una breve passeggiata nel vano tentativo di far credere che non fossimo uscite solo per mangiare, giustificate anche dal fatto che tutti i negozi erano chiusi, i nostri piedi sono stati attirati come da calamite dal primo ristorante aperto.

La cameriera che parlava italiano, deve aver intuito dai nostri sguardi famelici quanto avessimo fame (l'ultimo pasto lo avevamo fatto 7 ore prima, vuoi non essere un cincino affamato???) e ci ha riempito il tavolo di ogni ben di dio.

Sazie satolle e soddisfatte siamo tornate rotolando verso l'hotel dove a mo di pitone ci siamo stese sul lettino per facilitare la digestione con l'intenzione di fare una breve pennichella.

...Ci siamo svegliate 4 ore dopo. E per puro miracolo: Helga ha fatto un sogno allucinante (strano, era rimasta leggera U.U).

Rinfrancate dalla breve pennica siamo di nuovo uscite per espletare la nostra seconda priorità: shopping (per chi non ci conoscesse, ordine delle priorità: MANGIARE, SHOPPING, CULTURA, DORMIRE)

Tanto per sentirci in pace con noi stesse (più che altro perchè i negozi erano sempre chiusi) ci siamo dedicate prima alla visita della cattedrale, quindi ci siamo buttate nei vicoli a casaccio e il nostro istinto da cane da tartufo ci ha subito portate alla Rambla, dove i negozi erano aperti. Potete immaginare il nostro gaudio quando abbiamo scoperto che agli italiani fanno lo sconto del 50 % (perchè comprano tanto - forse si è sparsa la voce che saremmo arrivate? che qualcuno ha distribuito le nostre foto segnaletiche?)

Rinfrancate dall'esser riuscite a raccattare almeno due sacchetti a testa, abbiamo vagato ancora tre orette per la rambla e vicoli annessi, riuscendo a trattenerci dal comprare altro, in previsione della visita al corte ingles (sei piani di pura libidine shoppingara) programmata per l'indomani. Al termine delle nostre "fatiche", avendo consumato tutte le energie accumulate a pranzo (finalmente eravamo riuscite a digerire tutto quell'aglio) ci siamo accampate in un altro ristorante per la cena, rigorosamente alle 22 da brave spagnole. Non contente dell'esperienza del pranzo, ci siamo di nuovo fagocitate l'impossibile, fra cui una paella mixta che era una delle prove dell'esistenza di Dio (dopo il marzapane di Toledo). Vuoi che non si concluda con il dolce? A quel punto  una natilla, nel nome dei bei tempi passati, era d'obbligo.

Per fortuna il ristorante era il portone accanto all'hotel e il trasferimento è stato più semplice. Siamo salite in camera intenzionate a scrivere il diario ma "inspiegabilmente" ci siamo addormentate come due vere seppie: satolle ma felici.

ps. Abbiamo (ri)scoperto che quando si entra in un negozio si dice Hola e quando se ne esce si dice adios. Helga per non confondersi dice ciao :-P


27/12/2005 (stesso discorso di ieri)

Fresche come due rose di jericho rinsecchite, stamattina abbiamo cercato di rinfrancarci con una parca colazione di quelle che facciamo noi di solito; sorvoliamo sul menù e puntiamo sul fatto che stamattina avevamo deciso di visitare i due corte ingles nei paraggi.

Rese euforiche da questa prospettiva, non appena rifocillate ci siamo dirette - ratte come delle linci - verso il primo corte inglies il quale si è rivelato una delusione. Decise a raggiungere il secondo, siamo state distratte dai diversi negozietti e bancarelle presenti sul percorso, compresi paradisi dei dolci locali. Se andate a controlare, sulla vetrina di questi ultimi, c'è la nostra immagine a mo di sindone.

Finalmente raggiungiamo il secondo corte ingles e qui ci rifacciamo della delusione del primo: oltre alle innumerevoli cosucce che avremmo potuto comprare, siamo state folgorate dalla visione di un parrucchiere e quindi abbiamo deciso di farci una piega (anche perchè - ammettiamolo -  potete immaginare lo stato in cui ci trovavamo). Nonostante le ragazze lavoranti fossero le brutte copie delle sorellastre di cenerentola, sono riuscite a renderci più che presentabili e soddisfatte ci siamo rituffate nel centro commerciale con rinnovata energia, per uscirne solo quando i nostri piccoli stomaci hanno cominciato a dare lievi segnali inequivocabili.

E' stato questo "languorino" a portarci fino a una cerveceria poco distante dove abbiamo fatto amicizia con un particolare individuo: Paco.

Il suddetto, oltre ad aver girato mezzo mondo, conosce benissimo l'italiano (tanto per cambiare) e ci ha consigliato il menù, a base di antipasti, cochillino (maialino) al forno e - meraviglia delle meraviglie - due dolci che sono stati la nostra nemesi: Dali e Picasso, delle mousse a base di arancia e cioccolato con delle forme stupende. Volevamo fotografarli ma ci siamo un attimo perse e quando abbiamo realizzato che una foto sarebbe stata d'obbligo, ormai i dolci erano misteriosamente scomparsi. Nell'insieme ci siamo tenute leggere (non è un caso che probabilmente passeremo il capodanno in questa cerveceria), tanto da riuscire ancora a deambulare fino al centro commerciale el Triangle poco distante.

Dopo un breve giro da Sephora (con tanto di allontanamento forzato di Helga da qualsiasi cosa fosse sferica e rotolante - in ricordo di Parigi) e da Fnac, deluse dal fatto che i negozi avessero l'infausta tendenza a chiudere per pranzo, ci siamo rifiondate in hotel (passando da una piazza dal nome impronunciabile: Urquinaona) per una breve pausa resa necessaria anche dal raffreddore galoppante di Purpla.

Stavolta non ci siamo fatte anestetizzare e dopo un'oretta eravamo di nuovo fuori, forse stimolate dalla promessa di una tazza di cioccolata con churros. Una libidine inimmaginabile. Recuperate del tutte le energie grazie alla parca merendita, ci siamo messe in caccia di una ciabatta elettrica, poichè in camera abbiamo soltanto una presa di corrente e non ci basta per tutti gli ameniccoli elettronici che abbiamo. Il primo problema è stato capire come si chiamasse in spagnolo, ma alla fine abbiamo trovato una ferramenta che le aveva esposte e ci siamo salvate limitandoci a indicarla, prenderla e pagarla.

Avevamo in programma di visitare sia il palazzo reale che il palazzo della musica, ma oltre a trovarli chiusi, ci siamo lasciate distrarre da alcuni negozietti intermedi. E alle 19.30 la tragica scoperta: anche a Barcellona i negozi hanno la pessima abitudine di chiudere per questo orario. Decisamente indignate e anche un pochino depresse, ci siamo spiaggiate su una panchina e tra un impropero e l'altro, incazzate come due bisce, abbiamo avuto l'illuminazione: quale miraggio si è proposta alle nostre menti la fontana luminosa di Montjuic. Helga in veste Audrey Hepburn si è spalmata sul parabrezza di un taxi per fermarlo e farci portare al suddetto monte, troppo lontano per esser raggiunto diversamente: Il sorriso era tornato sulle nostre labbra ed eravamo pronte ad affrontare le centinaia di gradini che portano al palazzo da cui scaturisce la cascata. Solo arrivate in cima ci è venuto in mente di controllare sulla guida gli orari dello spettacolo di suoni e luci che dovrebbe aver luogo in codesto posto.

Naturalmente non era ieri, ma solo di venerdì e sabato. Dopo aver deciso che saremmo tornate, ed esserci accorte della presenza di individui un po' sospetti nei dintorni, ci siamo scapicollate di nuovo giù, fino a Plaza de Espanya, attirate dalle lucette come delle falene rincoglionite.

Purtroppo anche qui stavano chiudendo i negozi, quindi ci siamo ricampate su un taxi che ci ha riportate in hotel. Breve pausa/restauro e siamo di nuovo uscite in strada, alla volta della Rambla. Avevamo adocchiato il giorno precedente un ristorante figo ma economico con tanto di terrazza sul viale e volevamo cenare li.

Una volta comunicato al frocetto all'ingresso il nostro nome, ci siamo fatte ancora un giretto nei dintorni in attesa che si liberasse il tavolo per noi e dopo aver fatto altri acquisti, siamo tornate al ristorante a reclamare il nostro pasto.

L'ambiente era molto carino e intimo e i camerieri gentilissimi, insomma un posto romantico...

....

...

...

E soltanto li con orrore e raccapriccio, ci siamo rese conto che:

  1. Barcellona è la città dei gay
  2. Noi siamo due ragazze
  3. Due più due fa quattro
  4. Immaginiamo cosa pensino di noi (anche perchè urlare per tutta Barcellona "vediamo il pisellone!" poteva essere equivoco) soprattutto dopo la cenetta intima.

Siamo rimaste raggelate per circa dieci minuti, folgorate da tale rivelazione (e adesso ci spieghiamo perchè non rimorchiamo U.U), ma poi ci hanno portato l'antipasto e ci siamo dimenticate completamente della cosa. Siamo anche riuscite a mangiare il nostro adorato Arroz nigro addirittura Helga ha dato forfait a metà piatto, tanto ce n'era.

Satolle ci siamo incamminate di nuovo verso l'hotel, evitando come bisce sinuose e sussultorie gli spruzzi d'acqua della pulizia stradale e ci siamo appitonate direttamente sul letto senza riuscire a scrivere il resoconto, sprofondando in un sonno senza sogni.

PS. per il commentatore anonimo

  1. Il nome del pisellone è TORRE AGBAR esiste e non è soltanto una nostra allucinazione erotica. Documentatevi , ignoranti! (è stato finito di costruire due anni fa)
  2. Il gradino è masochista ed è ben felice al contrario nostro di ricevere le nostra stincate. Alleghiamo foto dimostrativa della sua buona salute
  3. Il Corte Ingles ci ha accolte con tanto di tappeto rosso avendo intuito la cifra che avremmo potuto spendere.
  4. Tutti i ristoranti di Barcellona hanno deciso di farci comunque lo sconto comitiva nonostante siamo solo in due (chissa come mai >>)


28/12/2005 (non vogliamo parlarne)

Nonostante la giornata si prospettasse assolata e luminosa, i due gradi persistono ed eravamo in versione pessimismo e fastidio. Siamo scese come due bisce incazzate a fare colazione. Le nostre labbra si sono distese in un sorriso solo davanti al buffet, ovviamente, anche se era povero poichè siamo arrivate in un'ora di punta. Dopo aver triturato gli ultimi resti del buffet, ci sentivamo quasi umane e quindi predisposte ad affrontare la giornata di visite culturali che ci eravamo programmate. Non fosse che, in attesa dell'ascensore, ci imbattiamo in una allegra famigliuola (padre, madre e bambino cretino) di Alba. Il padre ha esordito subito -  nel vano tentativo di fare amicizia -  con un infausto "Lo volete un bambino cretino?" e la Purpla, notoriamente poco diplomatica, ha risposto "No grazie, stiamo già facendo di tutto per non averne di nostri" sfoderando il suo miglior sorriso. Attimi di gelo son calati sul pianerottolo e i suoi occupanti. Una Helga destabilizzata e imbarazzata da brava diplomat ha tentato di mettere una pezza dicendo "Ma non è cretino" mentre bloccava con una mano la boccuccia santa della Purpla dalla quale stava per uscire l'affermazione "no no è proprio cretino.

Trascinata via la distruggi-tentativi-di-amicizia, Helga ha condotto la visita verso il Palau della Musica, patrimonio dell'umanità e futura residenza delle due seppie. Vuoi che non ci piacciano tutte quelle colonnine decorate con i fiori e tutte quelle lucine???

In occasione del capodanno, per nostra fortuna, sono state istituite anche guide in italiano, visto che in questo periodo pare (e sottolineo pare) gli italiani superino in quantità i barcellonesi. Nell'attesa dell'inizio della visita, poichè non avevamo idea di quando avremmo finito, ci siamo concesse una cioccolata con churros ("e se per caso finiamo tardi?" "e se ci prende un calo di zuccheri sulle scale del Palau della musica?" "E se finiamo congelate come l'uomo di Similaun?" "E se pranziamo alle 3?" Insomma le motivazioni erano più che valide) e quindi abbiamo affrontato la visita con la necessaria energia (un tripudio di scale sali/scendi, con Helga che si attaccava alle colonnine di vetro della balaustra, leccandole perchè le piacevano e la Purpla che facendo la vaga cercava di tirarla via). La visita si è svolta nel migliore dei modi: il teatro è bellissimo, i dipendenti pure, da appuntare un paio di esibizioni che rimarranno scolpite nella storia e nei ricordi dei suddetti dipendenti: maldestro tentativo di foto da parte di Helga (nonostante numerosi cartelli ENORMI di divieto) subito stroncato da uno della sicurezza; altrettanto maldestro tentativo della stessa di imboccare la porta girevole nel senso opposto di rotazione con ottime probabilità di finire spiaccicata; record olimpico della Purpla di scendere i vari piani di scale rischiando di scivolare verso l'entrata ad ogni gradino ma evitandolo abilmente con movimento sussultorio e ondulatorio. Insomma ci siamo fatte riconoscere anche qui.

Dopo questo tour massacrante abbiamo abbandonato l'idea di visitare il museo Picasso quando abbiamo scoperto che lo stesso si sviluppa su due piani di cinque palazzi medievali collegati fra di loro: non volevamo ripetere l'esperienza dell'Escorial ( http://hendersonholiday.splinder.com/post/5431184 ), ci siamo dirette verso il palazzo Reale. O meglio, volevamo dirigerci verso il palazzo reale...E la direzione era pure giusta... Solo che non è colpa nostra se cercano di depistarci con negozi negozietti, pasticcerie e lucine varie. Insomma in un paio d'ore siamo riuscite a fare un percorso di dieci minuti; siamo entrate (dopo aver affrontato una scalinata mica da ridere) con i nostri sacchettini, tutte giulive e ciancianti per esser sbattute subito fuori in malo modo perchè il palazzo chiudeva proprio in quel momento. Incazzate ed indignate per aver anche dovuto discendere la scala ripidissima (a braccetto per sostenerci) mentre ricoprivamo di improperi il custode modello zitelle acide e isteriche, abbiamo deciso per partito preso (e per allergia alle scale) che non saremmo tornate a visitarlo. A quel punto l'unica cosa che poteva rinfrancarci era un bel pranzo.

Per trovare un ristorante che non distasse troppo dalla pasticceria santa clara (la migliore di Barcellona da noi prontamente individuata col solito fiuto che ci contraddistingue) siamo passate davanti alla cattedrale, al palazzo della generalitat, a quello del Governo senza nemmeno cagarli di pezza. Alla fine ci siamo infilate in una cerveceria dalla quale fuoriusciva un profumo di carne che ci ha attirate come api al miele. La Purpla, quando ha fame, è poco socievole quindi al saluto del cameriere "Hola Guapa" ha grugnito un "che cazzo vuoi ma come ti permetti" mentre Helga la trascinava su per le scale per raggiungere il tavolino.

Di seguito sequenza di foto di Helga prima durante e dopo i pasti.

Dopo esserci spazzolate un quarto di bue ciascuna, siamo riuscite ad evitare di prendere il dolce soltanto perchè prevedevamo una visitina alla pasticceria di cui sopra. Naturalmente non siamo riuscite a raggiungerla subito, in quanto distratte da diversi negozi e da uno in particolare: il sexy shop più economico e rifornito che avessimo mai visto. Ci siamo fiondate senza vergogna al suo interno perdendoci più di venti minuti, ridendo come due cretine alla vista di diversi ammenicoli fra cui vibratori che ci facevano pure un po' paura, scegliendo completini intimi e deluse dal fatto che non ci fosse il bambolo gonfiabile; alla fine ne siamo emerse con i nostri bravi sacchettini (censura sul contenuto >>) e finalmente siamo andate a nutrire i nostri spiriti con un po' di dolcetti locali. Diversi minuti li abbiamo trascorsi in pura estasi grazie alle due porzioni di tocinet de ciel e di bon bon al cocco (di cui non abbiamo le foto perchè non abbiamo fatto in tempo a farle)  e poi ci siamo ricampate in hotel per posare il primo turno di sacchetti.

Stavolta abbiamo resistito alla tentazione della pennica pomeridiana e siamo uscite di nuovo dopo nemmeno mezz'ora. Prossimo obiettivo il Passeig de Gracia, famoso per i numerosi negozi. Siccome non siamo delle sprovvedute, ci siamo munite di valigetta trolley dove poter mettere i numerosi acquisti che prevedevamo di compiere. Quindi ci siamo incamminate verso la meta dei nostri sogni.

Impavide abbiamo affrontato il freddo, il gelo, il vento e la tormenta, continuando ad avanzare imperterrite per la via e esplorando ogni negozio. Dopo tre isolati la Purpla ha cominciato a dare segni di cedimento, complice un ginocchio poco collaborativo. Nonostante ciò ha seguito Dede fino alla fine della via, strisciando sui gomiti verso la Pedrera come se fosse un miraggio. E li il ginocchio si è offeso e ha fatto le valige andandosene e salutando con un "adios" molto incazzato.

Anche con un ginocchio in meno, Dede e la Purpla sono ancora riuscite a visitare un centro commerciale che si trovava sulla via del ritorno, vari negozietti e a raggiungere la casa Batllò

che Helga ha definito "casa dell'orrore" e poi "casa delle bambole" per poi terminare con un più soddisfacente "casa delle fate". Quello che vuoi, fatto sta che la Purpla necessitava di sosta poichè ormai si trascinava con la lingua. Abbiamo trovato un Tapatapa dove ci siamo fermate a lungo per fare merendina e raccogliere e riassemblare i nostri pezzi.

Lievemente rinfrancate, abbiamo fatto ritorno all'hotel non senza fermarci ancora in quei 2/3 cento negozi sulla via del ritorno.

Quando abbiamo raggiunto l'albergo non ci sembrava vero. Come beduini in vista di un'oasi ci siamo fiondate in camera, private delle scarpe e sdilinquate accotolandoci sui letti per almeno tre ore. Il tutto accompagnato da lamenti peggio di vecchi di 70 anni.

Siamo riemerse solo per andare in caccia di cibo, ovviamente, verso le 23 e abbiamo optato per un simpatico ristorante messicano sotto l'hotel. La cena è stata più che soddisfacente e stavolta abbiamo anche fotografato i dolci *_*

Ormai sazie e distrutte, siamo tornate in albergo non senza dimenticare di lasciare il nostro marchio su una palina dell'autobus con le perfette movenze da 007

Soddisfatte e felici, ci siamo concesse finalmente il giusto riposo. ^__^


Stamattina eravamo decisissime ad arricchire i nostri spiriti oltre ai nostri stomaci. Quindi dopo la nostra solita parca colazione

siamo scese in strada, bellicosamente dirette alla fermata del Barcellona Tour, l'autobus scoperto che fa il giro della città. Siamo salite sul mezzo e fin sul tetto dello stesso senza nemmeno sbucciarci un ginocchio o sfrangerci uno stinco. Stiamo migliorando :-P

Un unico obiettivo dinnanzi a noi: la Pedrera, casa disegnata da Gaudì. Tralasciamo il freddo boia e la coda che abbiamo dovuto fare per avere i biglietti. Durante la visita non abbiamo rotto assolutamente nulla. Incredibile, vero??? E' stato difficile, perchè c'erano i pavimenti storti e abbiamo affrontato momenti di pura confusione spirituale. E' stata un'impresa sradicare Helga da una delle colonne alle quali si era aggrappata con le unghiette (segue documentazione fotografica)

Rinfrancate da un tale tripudio d'arte, ci siamo guardate e abbiamo detto "ne abbiamo fatta una, facciamo anche l'altra!" e a mo di razzi cinesi di capodanno ci siamo fiondate alla casa Batllò, qualche isolato più in la, resistendo stoicamente ai negozi lungo il percorso.

Qui abbiamo avuto la brutta sorpresa di non trovare ascensori e la nostra sicurezza e determinazione sono vacillate non poco. Ci siamo ugualmente lanciate nella visita dell'abitazione, trovandoci subito a nostro agio poichè la casa ricorda l'elemento marino e noi da brave seppie ci sentivamo nel nostro habitat naturale. Non potendo occupare la suddetta (pena l'arresto e il foglio di via come indesiderate ospiti) ci siamo accontentate di lasciare il nostro segno distintivo sul libro degli ospiti presente in una delle stanze: li, a memoria per i posteri troneggerà il nostro seppiadesivo autografato da noi due che bellamente lo abbiamo appiccicato sotto gli occhi e gli obbiettivi di un gruppo di giapponesi straniti. (ri-segue documentazione fotografica).

Abbiamo rinunciato a raggiungere la terrazza, scoraggiate dagli ulteriori tre piani di scale e decisamente prossime al collasso causa fame (non avevamo nemmeno fatto merendina ç_ç); previdenti e lungimiranti come civette acciecate, avevamo già individuato il luogo dove rifocillarci a nemmeno un isolato dalla casa Batllò. Soltanto dopo una grigliata, un vassoio di salumi, un piatto di costolette d'agnello e l'immancabile dolce (segue documentazione fotografica) ci siamo sentite pronte a risalire sul Bus per continuare la nostra visita.

La tappa successiva è stata la fondazione Mirò e per sottolineare la nostra tendenza al masochismo (chi va a vedere la fondazione è masochista, n.d. Purpla) siamo di nuovo salite in cima, li dove il bus è scoperto a congelarci come sofficini findus. A nulla sono valsi i velati inviti di Helga a scendere al caldo: io da brava tonta che non sono altro continuavo a dirle di non avere freddo (che ci posso fare se sono abituata ai climi polari? U.U) e non capivo che era lei ad averlo.

Helga comunque si è vendicata trascinando la Purpla a visitare le varie "opere" di Mirò in lungo e in largo. Alla fine le ha concesso una visita allo shop, per altro molto deludente. E non solo, ha rincarato la dose costringendo la schifatissima purpla a farle una foto accanto a una delle statue del suddetto artista. (segue sempre documentazione fotografica)

Alla fine, presa da un attacco di generosità, forse istigato dagli occhioni imploranti della Purpla, Helga ha deciso di portarla alla pasticceria Santa Clara. Quindi ci siamo riaccozzate sull'autobus (stavolta stando sotto al caldo) per tornare al Barrio Gotico. Lievemente innervosite da un gruppo di merenderos portoghesi che non ci facevano capire una ceppa di quello che diceva la guida (più che altro avevamo paura di perdere la fermata) e dal traffico imponente che ci faceva tardare nel raggiungimento della nostra meta, siamo scese nei pressi della chiesa di Santa Maria del Mar. Ma quanto ci è piaciuta *_* è dieci volte meglio della cattedrale (segue sempre documentazione fotografica)

Distratte da diversi negozietti e dalle immancabili lucine, abbiamo finalmente ritrovato dopo una mezz'oretta la suddetta pasticceria. Ci siamo scofanate l'impossibile come vedrete nelle foto.

Dopo di che, fatti ancora un paio di acquisti (il sexy shop è proprio li accanto), siamo tornate in hotel a riposarci prima della cena. Poichè riteniamo che dopo la cena ci fionderemo di nuovo a dormire (domattina sveglia presto), terminiamo qui il racconto della giornata di oggi, a meno che non accadano altri particolari eventi (e non darei per scontato che non succeda)

Concludiamo con un paio di chicche.

Provate a mettere Helga su un ascensore e a dirle che deve scendere (ad esempio) al terzo piano. Cento a uno, lei scenderà non appena si apriranno le porte...E il 90 per cento delle volte non sarà al terzo piano;a questo punto, provate a richiamarla sull'ascensore con dei semplici "no, helga, no!"...Non vi sentirà e vagherà per il pianerottolo con gli occhioni sgranati e l'espressione stranita/smarrita/incazzata.

Provate a immaginare due seppie distrutte che sulla via del ritorno cantano "Feliz Navidad" a squarciagola con tanto di balletto coreografato mentre attendono a un semaforo.

Ultimo ps per il nostro affezionato commentatore anonimo:

il monumento era a Cristoforo Colombo... Gnurant! Com'è che non te lo ricordi?? In che condizioni eri quando lo hai visto? è poco dopo la piazzetta della canna, come la mettiamo? eh? eh? EH?


Cominciamo il resoconto con un comunicato stampa:

Abbiamo scoperto che c'è un bieco imitatore in giro per Barcellona, che si diverte a disegnare seppie sui bancomat è_é a noi non sta bene perchè abbiamo il copyright e faremo protesta formale chiamando al cell Felipe per far arrestare ed estradare il suddetto individuo (che ci vuoi fare, noi non volevamo far sapere quanto siamo immanicate, ma se proprio ci costringono...) Riportiamo di seguito la documentazione del misfatto. Siamo davvero indignate.

Piccolo resoconto della serata di ieri: innervosite da questo plagio, abbiamo pensato bene di andarci a far consolare dal nostro amico Paco, alla cerveceria; e li, baci e abbracci, accoglienza come se fossimo di casa (e ce credo, con tutto quello che spendiamo @@) La nostra ira si è subito placata di fronte a un cosciotto di agnello al forno guarnito con patate del quale non abbiamo foto perchè lo abbiamo spazzolato affamate prima di pensare di farle (ok che mangiamo alle 23 come gli autoctoni, ma dovremo pur sopravvivere >.>); alla fine vuoi che non concludiamo il pasto con un dolcetto? E che ci sta a fare il detto "Dulcis in fundo"?? Come vedrete da documentazione fotografica ci siamo tenute leggere: due semplici mousse alla frutta

E per digerire l'amico Paco ci ha offerto un mitico chupito alla mela verde. Dopo andavamo dritte che era un piacere *_*

...Dritte fino al letto dove ci siamo addormentate come due pere cotte.

Ma stamattina alle 8 in punto eravamo più o meno pronte e sveglie per svolgere il programma che ci eravamo prefissate. Dopo la solita parca colazione, siamo scattate come due giaguari (ubriachi e anche un po' ciecati) verso Plaza Catalunya per zompare con fare atletico sul tettuccio del Barcellona Tour Bus. Ecco la foto delle vostre due eroine pronte all'avventura

Tralasciamo gli orsi polari e i pinguini ch eci molestavano causa freddo... A una certa siamo planate verso la Sagrada Familia come due aquiloni giapponesi durante la festa di primavera. Helga è entrata in stato estatico fin dalla fermata prima, non cagando più di pezza la Purpla (peggio che mai) la quale ormai rassegnata non poteva fare altro che seguirla (scattando foto con telefono e macchinetta della Helga meglio del miglior fotografo professionista) correndole dietro cercando di evitarle cadute in pozzi e quant'altro e di dirigere il suo cammino verso i luoghi di interesse mentre Helga parlava da sola e guardava in alto estasiata. E ne aveva ben ragione: di seguito mettiamo una foto d'esempio, non potendo riempire il blog delle trecento foto fatte solo a questo monumento.

Ma la cosa più bella è stata poter affiggere anche qui il nostro seppico marchio, con tanto di autografo (non c'è dubbio, passeremo alla storia) sempre sotto gli occhi di mille curiosi, cominceranno a seguirci come in Forrest Gump *_*

Prova evidente del nostro progressivo miglioramento in fatto di guai è stata che dopo aver svaligiato il negozio di souvenirs della Sagrada Familia ed aver convinto Helga che non potevamo restare li dentro a vita, la stessa è riuscita a uscire dal recinto munito di porte girevoli senza venir tranciata a mo di sushi. Se non ci credete, guardatela qui alle prese con il meccanismo infernale.

Stanche dopo tale tripudio di arte, abbiamo optato per una breve pausa ristoratrice presso un localino li nei dintorni. Ormai ci scambiano per residenti tanto da intavolare lunghe conversazioni in catalano soprattutto con la Purpla la quale risponde sorridendo e tentando di non deludere le aspettative ma poi va da Helga stranitissima e anche un po' spaventata chiedendole di far presente che lei (laura) lo spagnolo non lo sa.

Siccome siamo bravissime, ci siamo dedicate a uno spuntino sano (il donut che vedete è un miraggio, ci è capitato per caso, non era nostro si sono sbagliati...ma ormai era li... >.>) a base di Frullati di frutta fresca

Rigenerate e vitaminizzate dalla frutta, ci siamo rituffate sul Bus per andare a vedere il Parc Guell. Eravamo tutte felici e giulive, contente del fatto che non fossimo per nulla stanche.

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Fino a quando, scese alla fermata, ci siamo trovate di fronte a una salita ripidissima (non fotografata perchè eravamo troppo scoraggiate) di 500 mt e successivamente scalinate e scalinate all'interno del parco. Ne è valsa la pena, ma eravamo ridotte a due stracci. Di seguit sequenza delle nostre espressioni man mano che la fatica aumentava.

Qui eravamo arrivate al parco dopo la salita e sorridevamo perchè comunque il posto era bello ed eravamo contente (e ci eravamo sedute da circa venti minuti)

Qui Helga era soddisfatta perchè aveva trovato la sua mattonella preferita poco distante

Alla seconda rampa di scale Helga da i primi segni di cedimento

Alla terza rampa di scale Helga è mummificata e Purpla cerca di buttarsi nella fontana

Alla sesta rampa di scale Helga cerca di buttarsi dal piazzale in cima al parco (almeno muore con classe)

Abbandonata ogni velleità di suicidio, ci siamo messe a fare le pensionate sulle panchine. Ficarra e Picone ci fanno un baffo.

Ormai in piena crisi mistica da scale, Helga cerca di spacciarsi da Madonna delle Grotte

Attirate entrambe da qualcosa di cilindrico, cominciamo a riprenderci, felici anche del fatto che ha inizio la discesa, con relativi negozietti di souvenir che abbiamo accuratamente scandagliato.

La ripresa definitiva per Purpla ha avuto luogo non appena ha trovato una casa viola. Il difficile è stato per Helga trovarla (ormai la Purpla si era mimetizzata a mo di camaleonte) per trascinarla via.

Ormai soddisfatte e cariche di sacchetti, rimontiamo sull'autobus. E qui ricomincia il processo di congelamento. Stavolta è stata Helga da brava masochista a voler restare al piano superiore e sebbene avesse l'espressione del nazgull con le balle girate, ha resistito stoicamente alle raffiche di tramontana.

N.b. questi non sono sorrisi ma paresi.

Dopo un lungo giro per tutta la città siamo riuscite, anche se in versione surgelato a scendere dal bus per pranzare. Erano ormai le 15.00 e i nostri stomachini santi reclamavano. Li abbiamo accontentati subito con un delizioso e cospicuo Arroz Nigro seguito da mousse di cioccolato.

I nostri programmi erano di andare a farci la piega per domani e poi tornare in hotel, riposare e uscire di nuovo un paiio d'ore prima di cena.

..

..

......

La piega l'abbiamo fatta.

Poi ci siamo distratte/perse nel Corte Ingles (dove si trovava il parrucchiere)

Ritrovateci di nuovo, ci siamo distratte sulla Rambla.

Lasciato quel luogo di perdizione abbiamo girato in direzione dell'hotel, scegliendo dei vicoletti anonimi almeno all'apparenza per evitare di venir distratte nuovamente

I vicoletti non erano anonimi e secondo noi questa città è magica e lo fa apposta

Ci siamo di nuovo distratte

Un paio d'ore

forse un po' di più

Insomma, meno male che Helga aveva comprato un trolley per metterci la roba fragile..

L'abbiamo riempito (ma solo per provare se andava bene U.U)

Alla fine, chiudendo gli occhi per non distrarci ancora , abbiamo finalmente raggiunto l'hotel.

Resoconto, riposino, e a cena andremo al Port Vell...E chissà, magari, visti i suggerimenti del nostro commentatore anonimo, faremo un salto all'ultimo piano del MareMagnum per vedere cosa succede dopo le 23 e se è vero che poi non ci si ricorda del monumento a Colombo.

Speriamo di non distrarci di nuovo. ^__^


Cominciamo col raccontare la nostra serata di ieri. Prese da un'insolita (???) voglia di pesce, abbiamo deciso di andare alla scoperta del Port Vell. Saltate col nostro solito savoir faire su un taxi dopo aver studiato accuratamente la cartina, abbiamo ordinato con aria di sufficienza e con l'espressione di chi sa quello che fa all'autista di lasciarci a Torre San Sebastian (poichè da li comincia il passeig sul quale seconda la guida si trovano tutti i ristorantini di pesce); a nulla è valsa l'espressione sorpresa dell'autista "Torre San Sebastian? Dove c'è il ristorante?" zittita immediatamente da una secca affermazione "si li dove ci sono i ristoranti"

Siamo state abbandonate in una sordida zona desertica del porto che manco i peggio film dell'orrore di Dario Argento avrebbero come ambientazione dall'autista che si è defilato in tutta fretta. Al che ci è sorto il dubbio che avessimo guardato la cartina al contrario o che ci avesse lasciate li per dispetto o che qualcuno avesse pagato il taxista per lasciarci proprio li. Fatto sta che armate di santa pazienza ci siamo incamminate lungo il viale per raggiungere i locali visti poco prima. Nessuno ci ha infastidite...COminciamo a pensare di avere l'espressione un tantinello minacciosa o fin troppo truce.

Arrivate al viale dei ristoranti, con orrore e raccapriccio ci siamo rese conto che c'erano solo esclusivamente italiani in giro, per altro vaganti come noi. A questo punto le opzioni erano due:

a) sulle guide in italiano c'è una pagina che non compare su nessun'altra guida e che invita i turisti a visitare Port Vell decantandone bellezze fantasmagoriche con il solo intento di ghettizzare gli italiani e tenerli lontani dalla vita barcelloneta.

b) eravamo finite al lido d'Ostia e non ce n'eravamo accorte.

Che si trattasse dell'una o dell'altra spiegazione, a noi importava soltanto mangiare e quindi ci siamo limitate a cercare di fingerci autoctone e a cercare cibo, scandagliando con i nostri radar degnio di un sottomarino russo tutti i ristoranti della zona (che erano circa cento metri più in la rispetto a dove ci siamo fatte lasciare)

Alla fine la nostra scelta è caduta su un gentile ristorante con relativo gentile cameriere che ci ha attirate con l'offerta di una mariscada, ossia un piatto di frutti di mare che a noi piace tanto.

Ci piace così tanto che in soli venti minuti (sconvolgendo tutto il personale del locale) lo abbiamo razziato senza lasciar nemmeno i cocci. Il vassoio vuoto non lo abbiamo fotografato, ma crediamo che non facciate fatica a crederci, conoscendoci.

Sazie ma non satolle, abbiamo ancor aordinato un piatto di ostriche del quale non abbiamo immagine perchè "inspiegabilmente" il suo contenuto è terminato prima che il piatto stesso toccasse il tavolo.

Per concludere in bellezza ci siamo ancora concesse un dolce (faceva freddo e avevamo bisogno di recuperare energie dopo la lunga giornata.

Dopo questa lauta cena eravamo soltanto più in grado di avanzare rotolando, quindi con movimento vago e rotatorio abbiamo lasciato il locale in cerca di un taxi.  Quando lo abbiamo individuato, lo abbiamo occupato senza ritegno, strappandolo dalle grinfie di un gruppo di italiani (anche perchè solo italiani potevano essere, li.

Siamo tornate in hotel ancora in piena estasi/crisi mistica per l'abbuffata di pesce.

A domani per il resoconto della giornata di oggi.

^__^


31/12/2005 (la "noche brava" ci ha segnate)

L'ultimo giorno dell'anno lo abbiamo dedicato al relax totale e all'acquisto delle ultime cose che ci potevano servire prima di partire. Insomma, lo abbiamo dedicato al 5° grado della scioltezza (vedi Madrid e cena con spettacolo di Flamenco. http://hendersonholiday.splinder.com/post/5425113 ) che non è stato intaccato nemmeno dalla fine pioggerellina che aveva cominciato a rompere.Vagando come due tuareg perduti fra i vicoli del quartiere Born abbiamo scoperto una marea di negozietti che abbiamo ringraziato di non aver visto prima , altrimenti adesso ci troveremmo costrette a lavare i piatti da Paco. Per far fronte alla grandissima delusione della scoperta che non potevamo portarci il Tocinet de Cel in Italia, abbiamo cercato consolazione (non senza averne mangiato un'altra razione durante la mattinata) in un Tailler de Tapas, presso il santuario di Santa Maria del Pì. E li, cannibali e menefreghiste, ci siamo sparate un piattone di seppioline fritte e un altro di patates bravas (che volete, volevamo restare leggere per il cenone U.U). Razzolando rantolando e rotolando volevamo tornare, corredate di un paio di sacchetti, all'hotel; inutile dire che ci siamo distratte di nuovo. Quindi dall'hotel ci siamo passate giusto il tempo per posare i sacchetti e farci belle perchè eravamo attese presso la Cattedrale da due gentili fanciulli per una cioccolata da Shilling. Poco importa se i due suddetti facessero coppia fissa e fossero due colleghi di Helga, anche loro in vacanza a Barcellona... La nostra porca figura l'abbiamo fatta lo stesso, il pomeriggio è stato piacevole e abbiamo scoperto che la tanto decantata cioccolateria Shilling fa schifo. Da far presente:

1) L'ormai completa padronanza della toponomastica di Barcellona, tanto che Laura guidava il gruppetto verso la cioccolateria senza esserci mai stata prima con passo sicuro e baldanzoso da ospite di casa (e l'ha pure trovata al primo colpo - e solo dopo aver costretto i compagni di cioccolata ad appagare il suo orgoglio personale esigendo intessitura di lodi di almeno dieci minuti ciascuno, applausi e ovazioni ha permesso loro di raggiungere l'interno del locale)

2) le seppie che volevano fare le chic tenendosi leggere per il cenone di capodanno non hanno saputo resistere e si sono strafogate una cioccolata sormontata da una torre di panna da far invidia a una torta nuziale.

Dopo aver salutato i due baldi giovani (ma perchè tutti quelli bellissimi e interessanti sono gay? ç_ç) ci siamo armate di buona volontà intenzionate a raggiungere la fuente magica ai piedi di MOnt Juic. Eravamo anche in orario, peccato che non ci fossero mezzi per raggiungerlo, persi nel traffico/delirio antecedente la cena di capodanno.

E siccome noi non volevamo perdercela, questa cena di capodanno per la quale ci eravamo tenute leggere apposta, abbiamo deciso di rinunciare allo spettacolo di suoni e luci della fontana (ripromettendoci che saremmo tornate a Barcellona al più presto) per tornare in hotel e cominciare le opere di restauro necessarie a renderci presentabili per la serata.

Fra un tripudio di ciprie scintillanti (sembravamo due lampadari tirati a lucido), ombretti con paillettes, rossetti ardenti,siamo riuscite ad essere pronte appena in tempo per uscire e raggiungere il nostro adorato Paco sulla Rambla, che ci ha accolte con i soliti baci e abbracci.

Il resto della serata è stato un susseguirsi di piatti deliziosi e di bottiglie di vino. A partire dagli antipasti composti di brodino (vedi foto)

gamberi, pane con pomodoro, prosciutto di serrano, salmone affumicato e capesante gratinate allo spumante,per continuare con un gentile sorbetto al limone che ci ha aperto lo stomachino e ci ha permesso di scofanarci un maialino arrosto a testa, corredato di patate al forno. La cena è terminata con un profiterrol con chantilly e lo spumante (di tutte queste cose non ci sono foto perchè i piatti si svuotavano inspiegabilmente da soli nel giro di pochi secondi).

Si erano ormai fatte le 23 e la Rambla iniziava a riempirsi di strani e sinistri individui che si ammassavano contreo delle transenne apposte dalla polizia antisommossa che impediva l'accesso alla poco distante Plaza de Catalunya.

Siccome a noi piace tanto stare nel casino e siamo curiose come scimmie, abbiamo salutato Paco abbandonandolo senza remore per tuffarci nella folla.

Dopo ppochi minuti ci eravamo già pentite (forse Paco ce l'ha mandata): dopo aver evitato bottiglie e razzi sparati alla cieca, ratte come biscie ci siamo intrufolate nel primo vicolo utile a raggiungere la più tranquilla calle adiacente. Anche qui c'era il posto di blocco della polizia e se si voleva entrare nella piazza lo si poteva fare soltanto previa perquisizione ad opera di cozze enormi.

Le due seppie si sono guardate e senza bisogno di parole, tome tome e cacchie cacchie hanno optato per non tentare il passaggio e limitarsi a prendere posto su una simil panchina nei pressi delle transenne in attesa del conto alla rovescia per la mezzanotte.

...

...

...

Evidentemente a Barcellona non sanno contare, poichè il suddetto conto alla rovescia non è stato fatto e improvvisamente ci siamo trovate nel 2006 non senza essere lievemente stranite e confuse. Nemmeno un botto a parte i petardi che cominciavano a sembrarci troppo molesti. Ci siamo fatte pure gli auguri in ritardo, soprattutto perchè la Purpla aveva tentato una dimostrazione di sport estremo salendo sulla panchina aiutata da Dede con una serie di "ti reggo io" "no no" "ma si ti reggo" "forse è meglio" (ben 30 cm da terra che per chi come lei soffre di vertigini non sono pizza e fichi) per meglio riprendere i festeggiamenti inesistenti.

Dopo esser riuscite a far scendere la Purpla da tali vette, le nostre due eroine si sono rapidamente defilate guardandosi intorno e ripetendo sconsolate "è una tristezza" e cercando di evitare in ordine:

1) tappi di bottiglie di spumante impazziti

2) razzi di tutte le taglie e misure lanciati impunemente sui marciapiedi ad altezza uomo (e non dite che ci avrebbero superate o che ci volevano sparare addosso)

3) schizzi di champagne ( che ci s'arricciano i capelli - n.b. avevamo fatto la piega il giorno prima svenandoci come non mai)

4) zaini sospetti in formato attentato.

Tutto questo soprattutto perchè con la sfiga che abbiamo di sicuro ci avrebbero colpite in qualche modo.

Prima di raggiungere l'hotel siamo incappate in un pazzo/ checca isterica che ha avuto la malaugurata idea di urlare in faccia alla Purpla, la quale notoriamente aggressiva soprattutto se si alza la voce, si è girata dopo aver sussultato intimamente e con aria molto zen (e tenendo un tono sommesso ma gelido) gli ha detto "ma tu sei scemo" mentre Dede si rotolava dalle risate urlando "buon anno! buon anno!" il povero frocetto ci è rimasto malissimo e ha sussurrato un "feliz anno nuevo" defilandosi poi nel vicolo e preferendo rischiare di restare senza una gamba per un petardo piuttosto che affrontare ancora l'ira funesta (però zen) della Purpla.

Affrante e pure un po' fraciche ci siamo ritirate in hotel, dove un impiegato cozza si è subito uno strascico di nervosismo purplesco poichè ha osato correggerla sulla pronuncia del numero della stanza; anche lui ha cercato di ammansirla con un augurio di felice anno nuevo al quale la Purpla ha risposto con un grugnito indistinto che per chi la conosce bene stava a significare:

"Buon anno a tua sorella brutta cozza che non sei altro che sei pure sfigato che t'hanno lasciato qui a lavorare ma se te sei frustrato non ti devi permettere di venirmi a dire come si pronuncia 711 in spagnolo, maremma bucaiola tieh"

Una volta in camera, imperterrite e non volendoci dar per vinte (era mezzanotte e un quarto, parliamone) ci siamo spiaggiate sulla terrazza complice una temperatura un po' meno rigida a fumare una sigaretta e a scandagliere il cielo in cerca di almeno un fuocherello d'artificio. A un certo punto abbiamo visto qualche luce all'orizzonte, per la precisione sulle guglie della sagrada familia, ma per quel che ne sappiamo potevano essere pure dei bombardamenti o degli attentati.

Alla fine, sconsolate, ci siamo rimesse a letto come due vecchiette inacidite.

01/01/2006 - I Barcellonesi sono un popolo strano

Al mattino del nuovo anno è stato il turno di Helga di essere leggermente adirata in perfetto stile "pessimismo & fastidio". Complice il mancato funzionamento della sveglia che l'ha fatta alzare con ben 10 minuti di ritardo e l'imminente ritorno in Italia. Mentre la Purpla cercava di mimetizzarsi con le lenzuola e di evitare il tornado Helga che borbottante e imprecante girava fra bagno e stanza a mo di trottola peggio del diavoletto Taz, la nostra Dede si preparava per la giornata.

Non contenta di rompere i coglioni sin dal primo mattino la gentile Helga ha pensato bene di sbattere la Purpla giù dal letto spalancando le finestre e aumentando il volume delle imprecazioni ( "ma porca puttana oggi è una bella giornata") in versione "perchè se sono sveglia io non ho capito perchè gli altri devono dormire" (tipica di aldo giovanni e giacomo). La Purpla in versione bradipo, molto più pigra del solito, si è preparata fingendo di non accorgersi del lieve nervosismo della compagna di viaggio... Fingendo anche di non accorgersi di lei o sperando che lei non se ne fosse accorta. Nemmeno la colazione è riuscita ad ammansire la belva e quindi abbiamo fatto ritorno in camera per il secondo round con le valige (il primo era stato il giorno precedente) corredato di altre bestemmie e imprecazioni contro i poveri gino e pino e relativi figliuoli (gli acquisti hanno reso necessaria la presenza di due nuovi trolleys) a sua detta colpevoli di non saper contenere tutti i nostri miseri averi. Fra un "porco qui" e un "porco li" siamo riuscite a chiudere i bagagli. Purpla più che mai Zen ha continuato a fingere che Helga non esistesse, cercando di tanto in tanto di ammansirla invano con promesse di ritorno, racconti dei prossimi viaggi in programma e mantra vari. Ma nulla è servito e più si avvicinava l'ora della partenza più Helga diventava furiosa.

Portati giù i catafalchi e ignorando i commenti divertiti della receptionist (e meno male che Helga non capisce lo spagnolo o finge di non capirlo perchè senno a quest'ora dovevamo rispondere di omicidio) ai quali Helga ha risposto con un tranquillo "sticazzi" ci siamo buttate nei vicoli del Barrio Gotico. E finalmente, complice il clima benevolo, l'atmosfera tranquilla sonnacchiosa, una cioccolata non indifferente alla pasticceria "antiga Figueras" (da noi soprannominata Bella Figheira)

Helga ha cominciato a calmarsi un pochetto. Durante il nostro vagare privo di meta ci siamo imbattute in un'orchestrina che suonava il ballo popolare della Catalonia, la Sartana. E li, Helga aha ritrovato il sorriso nel vedere i gruppi spontanei di vecchietti che la ballavano in mezzo alla piazza, tutti in cerchio.

Così abbiamo scoperto che iquesto strano popolo usa festeggiare maggiormente il primo dell'anno che non la "noche vieilla".  Ancora altri giri per vicoli e si è fatta l'ora di pranzo. Potevamo non concludere il nostro pasto con un dolcetto della pasticceria Santa Clara?

Assolutamente no, quindi dopo aver messo fretta ai camerieri del ristorante ci siamo catapultate a mangiare il nostro ultimo Tocinet de Cel. E li pianti e commozione da parte di Helga che faticava a separarsi dalla sua porzione convinta che non lo avrebbe mai più trovato.

Rinfrancata dalle promesse della povera Purpla che le ha giurato che avrebbe trovato la ricette e glielo avrebbe rifatto, finalmente Helga a lasciato la presa unghiettosa sul tavolino e ha seguito la Purpla all'hotel.Ormai era ora di raggiungere l'aereoporto e la cosa ci metteva non poca ansia addosso, memori della brutta esperienza al ritorno da Madrid (vedi post relativo http://hendersonholiday.splinder.com/post/5446474 ).

Armate dei nostri catafalchi (vi lasciamo immaginare come abbiamo percorso la strada dall'hotel al parcheggio dei taxi - dieci vecchiette investite e lasciate agonizzanti sul marciapiede) abbiamo attratto l'attenzione del taxista che ci ha preferita a una coppia di vacche barcellonesi e ci ha caricate al volo portandoci all'aereoporto e mollando noi e i catafalchi in mezzo alla strada senza pietà e ridendo come uno scemo.

E li è cominciato il vero show, abbiamo dato il meglio di noi stesse. Avete presente "Oggi le comiche"? ecco, ci fa una pippa:

mentre Helga di nuovo smadonnante recuperava l'unico carrellino nel giro di chilometri, Purpla lottava con i catafalchi che si erano ribellati, offesi per gli insulti ricevuti e continuavano a ribaltarsi in mezzo alla strada senza ritegno in preda a crisi isteriche. L'operazione di carico sul carrellino si è dimostrata più faticosa dell'immaginabile. Helga per salvare Cippi Giangi (conscia del fatto che Purpla avrebbe potuto avere una crisi epilettica) se l'è fatto cadere su un piede emettendo soltano un flebile lamento. La Purpla al sentire suddetto lamento s'è girata preoccupatissima "Oddio che s'è fatto il mio bambino?" naturalmente senza pensare che forse era Helga a non stare troppo bene; quest'ultima, eroicamente ha risposto "Non ti preoccupare l'ho salvato io" e PUrpla tranquilla come una pasqua non s'è più preoccupata ( nel frattempo i catafalchi continuavano a ribaltarsi senza ritegno). Quando finalmente le nostre due eroine sono riuscite a domare i ribelli anarchici, si sono concesse una pausa sigaretta prima di entrare nell'aereoporto.

Una volta dentro, il nostro primo obiettivo è stato il check in al qual ci siamo presentate con ben tre ore d'anticipo, decise a forzarlo se necessario.Per fortuna non è stato il caso, anzi due baldi giovani, vista la mole di valige si sono offerti di spedirne una a carico loro per evitarci il pagamento di un sovrapprezzo (non c'è nulla da fare, noi negli areoporti rimorchiamo sempre) non senza risparmiarsi battute varie sul fatto che avessimo tanti roba con noi, sti ignoranti. Comunque non è stato necessario ricorrere a tale espediente perchè in fondo i catafalchi non erano cosi pesanti. Da notare che stavolta ci siamo dimenticate di farli impacchettare; sospettiamo che la Purpla abbia ancora i postumi del trauma del crostaceo madrileno impacchettatore e baciatore (vedi post) e che abbia rimosso volontariamente questo passaggio. Dopo il check in ci siamo affrettate a superare i gates dove una stupita Helga ha constatato che non era il caso di stare ore a cercare di spiegare che lei non poteva passare dal metal detector, anzi la gentilissima polliziotta l'ha fatta accomodare subito all'uscita a lei riservata, scusandosi pure per il fatto di doverla perquisire.

Tanta fretta nel superare i gates ci è costata una dimenticanza atroce: le cartoline che volevamo spedire dall'aereoporto, sono rimaste nella borsa della Purpla, senza francobolli (quindi vi arriveranno dall'Italia ma non rompete le balle, avevamo dei grossi problemi nostri da risolvere).

Oltrepassati i gates, il malumore di Helga è tornato alla ribalta, anche a causa del caldo soffocante; Purpla si è trovata a dover seguire una Dede grugnante per l'aereoporto in cerca dell'imbarco giusto e a dover contenere alcuni suoi accessi d'ira al caffè dove sembravano evitarci con accuratezza. Alcuni momenti di panico quando hanno cominciato a parlare di almeno un'ora e mezzo di ritardo dell'aereo (la Purpla stava già progettando una capocciata a Helga pur di tranquillizzarla tramite tramortimento) ma è stato un falso allarme: era un altro velivolo ad avere problemi e non il nostro, quindi siamo partite in perfetto orario.Come se non bastasse il nervosismo di Helga, accresciuto dal fatto che sull'aereo non riuscissimo a sistemare decentemente i nostri bagagli a mano (ebbene si avevamo anche quelli), dietro di noi c'erano due donne isteriche perchè terrorizzate dall'aereo.

La Purpla cominciava a perdere la propria proverbiale calma Zen e dopo aver minacciato la donna alle proprie spalle di prenderla a testate se non avesse smesso di dare pugni allo schienale del suo sedile, ha cominciato a distribuire chicche di acidità in giro per l'aereo. Helga, di suo, doveva arginare le reazioni isteriche di quella seduta dietro di lei che invece di dare pugni allo schienale conficcava le unghie nel cuoio capelluto della povera seppia rovinandole anche la piega (quale peggior affronto??)

A parte questo e uno snack orribile, il viaggio è andato bene e alle 20.30 in perfetto orario siamo atterrate a Roma. E qui, Helga ha ricominciato il dramma: "E che palle piove" "E che palle non c'è la proboscide" "E che palle non mi mettono il tappetto rosso" "E che palle devo scendere dalla scaletta con il bagaglio a mano che pesa tantissimo (1 kg ad andare bene -.-) e sotto la pioggi ae mi si rovina la piega" "E che palle mi hanno messo la valigia troppo indietro e mo chi la recupera" a quest'ultima affermazione, la Purpla fa "tranquilla te la prendo io" al ch eHelga le risponde "e che palle, tu non ci riesci" e Purpla, sempre con calma Zen, le ha risposto "zitta tu che sono alta dieci centimetri più di te"

...

...

...

A questo punto Helga si è zittita e ha compreso che forse era un po' rompicoglioni, quindi docile come un agnellino ha permesso che la Purpla le prendesse il trolley. Poi ha ricominciato come se nulla fosse a lamentarsi, passando davanti al pilota e ricominciando la stessa sequenza di frasi di cui sopra e Purpla dietro, rassegnata che continuava a segarla. Salite sulla navetta ci siamo dirette al corpo centrale dove avremmo dovuto recuperare Gino e Pino & sons.E li il dramma: un'ora e mezza di attesa, tanto da farci temere il peggio. Invece alla fine i nostri adorati sono giunti e Purpla li scaricava dal nastro e li ricaricava sul carrellino cercando inutilmente di tenere ferma Helga (ben consapevole del fatto che avrebbe rischiato di trovarsela con la schiena incriccata) e ritrovandosi a caricare pure Helga insieme ai catafalchi sul carrellino.

Tale attesa ci ha permesso di scoprire un arcano che ci aveva lasciate perplesse: Helga in versione 007 ha captato una conversazione di altri ragazzi che erano tornati da Barcellona e che dicevano che li non si festeggia in piazza poichè cercano di incentivare i turisti ad andare nei locali e spendere. Al che la nostra risposta è stata "sticazzi".Finalmente siamo riuscite a uscire dall'aereoporto e Purpla ha consigliato caldamente a Helga di fumarsi una sigaretta tacciandolta di sofferente di crisi d'astinenza da nicotina. Sempre col nostro carrellino stracarico e più o meno le stesse scene di Barcellona (cioè catafalchi che si ribaltavano e svenivano adestra e a manca) però sotto la pioggia (e non ci è vanuto da cantare "singin in the rain") siamo riuscite a raggiungere l'auto del padre di Helga e a ricaricare tutte le valige sul mezzo. Da notare che sia Helga che Purpla avevano le valige sulle ginocchia e ancora un po' anche il padre di Helga.Alla fine siamo arrivate a casa e ci siamo rifocillate riuscendo a mantenere ancora per un giorno i ritmi barcellonesi e ci siamo tuffate a letto senza scrivere questo resoconto in quanto giustificatamente distrutte.


 
 

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