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Madrid

From Madrid in Madrid, Spain on Jul 31 '05

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Spedizione in Ispanica Terra - Parte I

purpla laura, madrid

Se becchiamo chi ce l'ha mandata (qualche nome lo abbiamo in mente) giuriamo che lo ribaltiamo immantinente...

Ma procediamo con ordine. Dovevamo capire che influssi negativi incombevano sulla nostra missione (di colonizzazione hendersoniana in Iberica Terra)gia' dal momento in cui Dede e' stata trattenuta dal partire per raggiungere la Purpla, non perchè scambiata per una pericolosa terrorista o per una spacciatrice all'aereoporto di Fiumicino: dopo file interminabili al check in, le sue valige erano state caricate sul volo per Olbia. Risolto il piccolo disguido, finalmente il mitico e terribile duo di seppiasister si è ricongiunto. Sembrava che i guai fossero finiti li: al mattino successivo (oggi) ci alziamo in perfetto orario (Purpla Bro in versione chauffeur compreso), raggiungiamo l'aereoporto ben due ore prima dell'imbarco, facciamo immediatamente l'impacchettamento catafalchi ed il check in senza problemi, passiamo i gates in perfetto orario e anche l'aereo (sebbene sinistramente simile a quello di Barbie nelle dimensioni) parte alle 12.40 spaccando il minuto. Ma il pericolo era in agguato e noi tutte trulle indicavamo le nostre valige sui carrelli presso la stiva gongolando convinte che le avremmo recuperate per prime in quanto ultime ad esser caricate. Piccoli incidenti privi di significato (Purpla capocciate, vuoti d'aria sparsi qua e la, Dede capocciate - che ci volete fare l'aereo era davvero piccolo - e drammi per la discesa dal velivolo) non hanno intaccato l'ottimismo delle nostre due impavide esploratrici (chi glielo spiega al fato che non è che se cerchiamo i casini a Lot li vogliamo pure nella realtà?). Nemmeno una prolungata attesa dei bagagli lo ha fatto, fino a che non ci è sorto un atroce quanto raggelante dubbio... Essendo rimaste soltanto noi e un'altra coppia in attesa dei bagagli, qualcosa ha cominciato a balenare nelle nostre menti: il tremendo sospetto che le valige non arrivassero per il semplice motivo che non c'erano. Non parlando nessuna delle due lo spagnolo ce la siamo comunque egregiamente cavata nell'insultare gli addetti e nel farci dire che i bagagli erano persi non si sa dove e che entro tre ore ci avrebbero fatto sapere qualcosa.

La Purpla ancora stordita dalla capocciata, non si è scomposta: ha approntato il presidio dell'aereoporto (difficile impedirle di chiedere a tutti quelli che passavano "dichiarare nome/fede/armi") e ha dato inizio all'elenco delle cose da considerarsi positive (non abbiamo perso i soldi e i documenti, nemmeno le macchine fotografiche e i medicinali.)mentre Dede si è messa in cerca di negozi (invano) in cui fare shopping per consolarci. Un giro di telefonate in Italia ci ha fatto scoprire con orrore che i catafalchi son rimasti a Torino poichè l'aereo era troppo piccolo e non c'era spazio nella stiva. Un'altra sequela di insulti ci ha permesso di ottenere l'assicurazione che domattina riavremo le nostre adorate valige.

Moge moge ci facciamo portare all'hotel. O almeno ci proviamo: dopo aver dovuto far leggere al taxista il nome dell'albergo e della via in cui si trovava egli ha pensato bene di scaricarci al primo angolo di Madrid convincendoci ignominosamente che li si trovava il nostro Hote. Notizia,questa, che si è rivelata falsa e tendenziosa: l'albergo era un isolato più in là.

Siamo entrate sui gomiti, abbiamo cercato di comunicare sempre invano con la Receptionist, infine siamo riuscite a raggiungere la tanto sospirata stanza. Qualche minuto per osservarla e meravigliarci del fatto che fosse bella (mega doccia con idromassaggio, un phon vero e bidet che normalmente non si trova... Infine abbiamo stabilito cosa dovessimo acquistare er sopravvivere fino a domani e siamo di nuovo uscite (non senza prima discutere un po' con la cassaforte - ha vinto lei )

Il primo dramma è consistito nello scoprire che essendo domenica anche qui era tutto chiuso, quindi la spedizione di sopravvivenza cominciava ad essere difficoltosa. Abbiamo trovato tuttavia un negozio di telefonia aperto e abbiamo recuperato un carica batterie, almeno. Dopo di che c'era una farmacia, poco distante, nela quale ci siamo esibite nel mimo di uno che si lava i denti per farci dare spazzolino e dentifricio.

Il megli odi noi stesse lo abbiamo dato quando abbiamo richiesto liquido per le lenti a contato e articoli femminili dei quali non sapevamo mimare il nome.

Uscite vittoriose da questa ennesima spedizione...Meraviglia: davanti ai nostri occhi si è rivelata un'intera via di negozi di souvenir e quindi ci siamo dedicate al nostro sport preferito ( dovevamo pur consolarci e procurarci il necessari oper dormire): castigarli. Dopo averne svaligiati alcuni (pressochè tutti), voi saprete bene che un vero guerriero deve pur riprendersi dalle fatiche fisiche, nostro ricorrente bisogno primario (dopo lo shopping naturalmente ^_^)..perciò, adeguandoci alle usanze locali con la rapidità di un camaleonte dellla Papuasia, ci siamo dedicate alla merendina, usanza tipicamente spagnola: Brioche con burro e marmellata, piatto di formaggi e panini ripieni dell'impossibile.

Infatti dovete sapere che gli spagnoli (popolo notoriamente ultra civilizzato) fanno ben 5 pasti al giorno; due colazioni, pranzo, merendina e cena; vi pare possibile ed educato non onorare adeguatamente le usanze locali?

No.

Esauste, satolle, rinfrancate e rotolanti ci siamo di nuovo dedicate allo shopping, raggiungendo la bellisima Plaza Mayor dove abbiamo rimorchiato il solito commesso straniero di rito. Un ragazzo che studia teatro, parla italiano è argentino e presto verrà a vivere a Roma. Chissà come mai a Dede son brillatti gli occhiussoli santi e presa da un attacco di generosità si è offerta come guida factotum in modo assolutamente disinterassato. Seguendo i negozzi come hansel e gretel avrebbero fatto con le briciole, abbiamo finalmente raggiunto per la cena (unitamente ai nostri rispettivi sei sacchetti) ...indovinate? UN RISTORANTE GIAPPONESE (dovremo sempre consolarci)

Convinta da Dede che il fosforo fa bene all'intelligenza e male che vada al limite con tutto quel fosforo brilliamo di notte, ci siam sedute ordinando la nostra secchiata di sushi quotidiana; nemmeno il pasto è stato tranquillo: troppo impegnate a cercare di fermare gli attacchi di una cameriera che ancora un po' ci allacciava le scarpe.

Ormai allo stremo, ripromettendoci di rimandare all'indomani la realizzazione del programma che con tanto amore avevamo pianificato sull'aereo, abbiamo fatto ritorno all'hotel (scoprendo che esso era nella parallela della via in cui c'erano tutti quei negozi)

E ora ci accotoliamo sui letti, sperando di ritrovare i nostri catafalchi al risveglio

Alla prossima puntata

^__________^


Dopo esserci congelate per tutta la notte e trasformate in sofficini findus, per ricordarci solo alle 9 del mattino di avere delle coperte nell'armadio, abbiamo iniziato il nostro secondo giorno madrileno. Cariche di buon ottimismo, siamo scese a razziare il buffet della colazione con mascelle che lavoravano alacremente alla stregua di cavallette. Dopo di che, fiduciose, ci siamo dirette alla reception convinte di trovare i nostri amati catafalchi (che per la cronaca chiameremo Gino e Pino). La seppia receptionist ci comunica che non sono ancora giunti. Noi cerchiamo di farci forza dicendo che in fondo sono soltanto le 10.30 e - si sa - a Madrid non è ancora cominciata la giornata. Tuttavia ci siamo procurate un bagaglio a mano nel quale mettere i  nostri pochi averi per il ritorno.

Quindi ci dirigiamo verso il Palazzo Reale e l'abbazia di Almudena, convinte di far tappa presso il convento delle suore scalze. Anche stavolta le nostre certezze vengono minate immediatamente: il convento era chiuso con grande disappunto di Dede che ha fatto protesta di fronte alle telecamere nazionali (cioè la mia). Aggrottate e pure un po' incazzate, decidiamo di consolarci con la seconda colazione al Cafè d'Oriente, il più chic di Madrid, proprio di fronte al Palazzo Reale. Anche qui abbiamo avuto qualche leggerissima incomprensione con la cameriera che voleva propinare a tutti i costi un the al limone alla Purpla la quale beve soltanto the alla pesca e alla fine ha barattato il tutto con un succo di pomodoro.

Rinfrancate, facciamo il nostro ingresso alla Cattedrale. Da fuori bellissima, da dentro orribile. È stata iniziata a fine Ottocento e terminata nel 1993...E si vede. Ripieghiamo - con le balle un po' girate e con un leggero rancore nei confronti della Spagna intera - sul Palazzo Reale, proprio li di fronte. Per accedere alla visita, è necessario passare dei metal detector in stile aereoporto. Dede si stava sbranando vivo un poliziotto che non capiva che lei non poteva passarci attraverso a causa del metal detector - nemmeno mostrandogli il cartellino. Dopo esser riuscite a farci valere, giretto al negozio del Palazzo (ma siamo state brave ....beh avevamo già fatto acquisti lungo il tragitto) e finalmente visita. Prima tappa la Farmacia Reale, regno di Dede. Infatti l'ho vista trasformarsi immantinente in mezzelfa erborista, cacciare tutti e appropriarsi del Bancone per aprir bottega. Dopo esser riuscita a spoliparla dai vasetti e dalle ampolle, abbiamo proseguito il nostro giro per le stanze del Castello.

La visita ha stimolato il nostro senso architettonico e la nostra voglia di restauri, perciò abbiamo progettato su due piedi il rinnovamento della Magione Henderson nello stile del Palazzo Reale. Tranquilli, c'è anche la sala Ricreazione, così quando gli Henderson avranno terminato di ricostruire la Magione potranno farsi una partitina a biliardo, ghghghhg. Visitate - al seguito di una guida in versione Mister Brown - la stanza delle Porcellane (tutta porcellanosa), la stanza delle argenterie (tutta argentata), la stanza  della musica (tutta musicale), la stanza dal Gasparini (tutta gasparinosa - ah no, non c'entra, vabbeh)...Abbiamo raggiunto finalmente l'Armeria Reale. E qui, è stato il turno della Purpla di emergere nell suo essere mezzelfico guerrafondaio. Felice come una pargola al giardino, ella si aggirava fra armature e cavalli imbalsamati come se fosse al supermercato a far la spesa: ordinava questa e quell'armatura chiedendo di farle su misura per lei (in altezza erano giá adeguate) mentre Dede la seguiva perplessa e preoccupata, cercando di arginare la sua esuberanza. Durante una puntatina alla toilette, panico: una voce che dava l'annuncio in inglese dlel'inizio di una visita guidata ci ha riportate con la memoria alla volta in cui a Londra siamo state evacuate dalla cattedrale di St Paul per un falso allarme bomba. Superata la paura finalmente si è fatta ora di pranzo e abbiamo pensato bene di consumare un frugale pasto a base di gaspacho e pollo nella caffetteria del palazzo e poi di concederci un gelato acquistato al chiosco li fuori. A tal proposito vorremmo fare una domanda: ma che ce se legge in faccia che siamo italiane? Tutti ci sgamano appena apriamo bocca e non perchè non sappiamo la lingua -.-.

Stanche e accaldate, abbiamo fatto ritorno all'hotel, non senza dedicarci all'abituale e terapeutico svaligiamento dei negozi malcapitati sul nostro cammino. Speranzose di trovare Gino e Pino ad attenderci all'hotel, lo abbiamo ragigunto sui gomiti, animate soltanto da questa convinzione...Che è crollata - come tutte le altre certezze della giornata - nel momento in cui la seppia receptionist ci ha comunicato che i nostri catafalchi erano ancora dispersi. Ella ha rischiato la morte nel momento in cui la Purpla le ha chiesto di chiamare l'aereoporto per avere notizia e si è rifiutata di farlo. Ha scampato il pericolo solo grazie all'enorme autocontrollo della Purpla (la quale però l'ha praticamente ricoperta di insulti e poi ha ribaltato mezza stanza. Indecise se chiamare la Farnesina o l'aereoporto per i dispersi, abbiamo optato per la seconda. Unica fortuna della giornata è stata trovare un impiegato che parlava italiano e che ci ha assicurato che Gino e Pino sarebbero arrivati in serata.

Distrutte dal dolore abbiamo pensato di riposare un momento gli occhi: tre ora di siesta, in coma profondo del tipo torpore vampirico. Al nostro risveglio, quando ormai ervamo quasi pronte ad uscire e convinte che tanto non avremmo avuto i bagagli, siamo state smentite: finalmente Gino e Pino erano arrivti. Ci siamo precipitate ad accoglierli dopo un balletto di gioia sui letti e a riportarli alla loro giusta posizione.

Di nuovo fiduciose nei confronti della vita, andiamo a festeggiare al Corte Ingles (il grande magazzino ultra mega rifornito della Spagna) con doverosi acquisti (tre sacchetti a testa) e scalata di ben 8 piani ricchi di ogni ben di dio. Riportati i sacchetti in hotel e improvvisata una sfilata pret a porter per decidere cosa metterci per la sera (una volta riavuti i bagagli è stato d'obbligo) usciamo per cena. E qui, nuova sorpresa: pioveva e c'erano venti gradi col vento. Siamo tornate -frustratissime - in stanza per dismettere la mise serale e optare per poncho e maglia di lana.

Finalmente usciamo per l'ennesima volta in cerca del ristorante e di una sospirata Paella. Per fortuna stavolta è filato tutto liscio: abbiamo trovato quasi subito il locale che cercavamo, abbiamo trovato un'ottima Paella e siamo state additate immediatamente come italiane...Tutto nella norma, quindi.  Ci siamo ingozzate per bene e siamo tornate in albergo. E anche per oggi è tutto dalle vostre inviate speciali non chè preferite da Madrid.


Ormai completamente calate nella mentalità madrilena, oggi ci siamo date all'assoluto relax, o quasi. Sveglia tardissimo, atteggiamenti bradiposamente sciolti, assoluta mancanza di voglia di fare. Tant'è che dopo l asolita frugale colazione ci siamo accotolate sul bus Madrid Vision per andare al Prado. Qui, al solito metal detector, siamo state private degli zaini con la bieca scusa che fosse obbligatorio lasciarli al guardaroba. Invece non era così: eravamo le uniche ad aver subito tale ingiustizia (il fatto che pesassero 35 kg ciascuno non lo riteniamo un motivo valido, anche perchè una ragazza quando va in gita ha bisogno del suo necessaire: quattro pacchetti di fazzoletti di carta, un'apoteosi di salviettine umidificate, un cambio completo di vestiti, deodoranti e cosmetici, un phon una spazzola e il parrucchiere annesso, più materia prima per il suddetto - rolli, pinzette etc etc - tutto il necessario per la manicure - metti che ci si spezza un'unghia, come famo? - soldi, documenti, carta di credito, biglietti, telefoni, telecamere, macchine digitali, pc portatili, navigatore satellitare etc etc). Ferite nell'orgoglio, abbiamo scattato le fotografie con il telefono di Purpla, mentre una Dede in estasi attaccava pipponi immani su ogni quadro, raccontando a Purpla (in versione capra) tutti i pettegolezzi sui vari pittori modello novella 2000. Fra un pippone e l'altro, la Purpla doveva rincorrere Dede che immancabilmente ad ogni svolta si perdeva per gli immensi saloni del museo. Terminato il giro, soddisfatte, dovevamo solo più adempiere a tre pratiche fondamentali: caffè, bagno, shopping. Se il bar lo abbiamo trovato subito ed altrettanto immediatamente abbandonato (a causa anche di una telefonata inquietante da parte della banca di Purpla), è stato più difficoltoso localizzare i bagni e lo shop. Ma anche questi due obiettivi, con un fiuto degni di due cani da tartufo, li abbiamo portati a termine. La cosa più difficile è stata far capire a Dede che se rivolevamo i nostri zaini, dovevamo per forza uscire da dove eravamo entrate - che non era dove voleva lei.

Incredibilmente siamo comunque riuscite ad uscire dal Prado con i nostri zaini e per festeggiare ci siamo accampate sui gradini del Museo per fumare una sigaretta e fare il punto della situazione: mangiare il nostro unico obiettivo. Sul percorso che conduceva ad una gentile brasserie sulla piazza di fronte, siamo state però attratte come  un ferro da una calamita dalle bancarelle dei giardinetti e da unnegozio di artigianato di Toledo che abbiamo provveduto a svaligiare con sistematica dovizia meglio di un'orda barbarica. Con i nostri sacchetti, finalmente sentendoci complete, abbiamo infine posato i nostri fondo schiena sulle sedie della brasserie. E qui, finalmente, abbiamo consumato il nostro secondo pasto tipico madrileno a base di  Rabo de Toro (coda di toro) e Concilo (Maiale). Dopo di che abbiamo fatto ritorno (di nuovo a bordo del Madrid Vision) all'hotel. Sorvoliamo su un nuovo episodio di incomprensione con la receptionist seppia della quale cominciamo a dubitare che sappia parlare anche solo lo spagnolo.

Il tempo di lasciare i sacchetti e di cambiarci, coprendoci con maglie di lana poichè a pranzo si congelava, e siamo tornate al nostro amato Bus Madrid Vision (scoprendo con disappunto che era tornato il caldo). Questa volta a differenza della mattina ci siamo avventurate fino al piano superiore, sebbene preoccupatissime di rischiare una caduta rovinosa nell'atto di scendere. Meta di questo nuovo viaggio, Puerta del Sol per il nostro abituale shopping pomeridiano e la merendita in uno dei pittoreschi vicoletti li intorno.

Per tornare verso l'hotel e quindi cenare, siamo salite..Indovinate dove? Sull'unico, inimitabile e ormai presidio nostro Madrid Vision. Lungo il tragitto abbiamo visto anche il tempio egizio che si trova al parco dell'oueste. Ci eravamo pianificate un tragitto da vere faine (sinistre e pure un po' maldestre) con la precisa intenzione di scendere davanti al ristorante prescelto per la cena. Peccato che l'autista abbia deciso che non fosse un'idea attuabile: non ci ha aperto le porte e ci ha costrette a tornare a Puerta del Sol. Scoraggiate, incazzate e rassegnate, abbiamo pensato bene che fosse il caso di mangiare li in zona, abbandonando ogni velleità di raggiungere il ristorante di cui sopra. Passando per diversi negozietti di souvenirs che casualmente si sono lanciati sotto ai nostri occhi e raccattando altri sacchetti di regali dei quali non ricordiamo il momento preciso dell'acquisto, abbiamo dapprima puntato una taverna dalla quale fuoriusciva un profumino niente male. ma quando ci hanno indicato una scala in salita ripida e multigradinica, abbiamo desistito e deciso di uscire dopo una sola loquacissima occhiata. Alla fine abbiamo cenato in Plaza Mayor con il vento che voleva portarci via e circondate da bambine isteriche. Nonostante ciò il nostro terzo pasto madrileno è stato più che soddisfacente: gaspacho, jamon iberico, queso, fabada e cocido madrileno sono stati i piatti che abbiamo gustato, ignorando il comportamento sempre poco professionale dei camerieri. ormai ridotte a bastoncini findus a causa del vento siamo tornate di corsa in hotel, evitando per un soffio di venir travolte da un'impalcatura scardinata dalla tormenta.

E anche per oggi è tutto, siamo sopravvissute...

W il Madrid Vision

^__^


Stamattina, animate di buonissime intenzioni, dopo esserci alzate tardissimo (col risultato di trovare il buffet semi vuoto con grande disappunto di Dede che stava ribaltando ogni cosa) abbiamo deciso di recarci in Calle de Serrano, famosa per i numerosi negozi... Obiettivo: shopping selvaggio. Ormai completamente padrone della rete di autobus madrileni, siamo saltate sull'1 senza sbagliare nè direzione, nè mezzo (stiamo migliorando ^__*) e ratte come due faine siamo scese in Plaza de la Indipendencia.Rapide come due squali abbiamo imboccato Calle de Serrano e voraci come i suddetti ci siamo subito bloccate presso la pasteleria (pasticceria) al primo angolo; un rapido sguardo d'intesa e le abbiamo dato l'assalto (dovevamo pur fare la seconda colazione - che fosse passata soltanto mezz'ora dalla prima è un dettaglio U.U). Con il nostro pacchettino di dolci, trionfanti e gongolanti, ci siamo accampate su una panchina per consumarli, cosa che è avvenuta in solo tre secondi, malgrado le pessimistiche previsioni della Purpla. Sazie e satolle come due pitoni, ci incamminiamo lungo la Calle de Serrano. Che delusione... Nemmeno un negozio appetibile. Disperate ci siamo gettate nel centro commerciale ABC Serrano, per scoprire con sommo disappunto che non ci consolava; Purpla ha rischiato di fare in scivolata una rampa e il tentativo di bere un buon caffè è fallito miseramente.Unica cosa positiva l'aver trovato un parrucchiere e aver potuto finalmente dare alle nostre persone un aspetto umano in vista della serata flamençera. Sorvoliamo sulla difficoltà di comunicazione col parrucchiere, ma alla fine il risultato è stato soddisfacente, come cercavamo di dire alla telecamera quando una poliziotta ci ha fermate per dirci che non si potevano fare riprese all'interno del centro commerciale. Attapirate, con le orecchie basse, tallonate dalla suddetta poliziotta, la quale non ha ritenuto sufficiente che ritirassimo la telecamera, abbiamo lasciato il centro commerciale. Proprio in quel momento passava di li un provvidenziale 51 che ci ha riportate nella zona a noi più congeniale: Puerta del Sol, dove Dede continua a perdersi nonostante ci passiamo il 90% delle nostre giornate. Per riaverci dalla delusione, ci siamo fiondate in una taverna a pranzare - frugalmente come al solito - a base di piatti tipici spagnoli (empanada, pollo, affettati vari). Dopo di che siamo tornate in hotel per prepararci spiritualmente e fisicamente ai festeggiamenti (per il compleanno di Dede) previsti per la serata.

Molti di voi avranno notato a Lot lo splendido componimento dedicato al nostro beneamato Tiranno basato su "Se mi lasci non vale" del suo amato Julio.

La valigia sul letto

è quella di un lungo viaggio

e tu senza dirci niente hai trovato il coraggio

con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella

ma quando ci sfanculi sei ancora più bello

E così, su due piedi, noi saremmo sfanculate

ma vittime sai d’un bilancio sbagliato

se una seppia incasina, incasina a metà

per cinque minuti (dovevamo pur farci la piega O.o) e non eri più qua Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

Non ti sembra un po’ caro

il prezzo che adesso noi stiamo per pagare

Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

dentro quella valigia tutta la tua armatura (da jeeg robot d’acciaio)

non ci può stare Metti a posto ogni frusta e parliamone un po’

noi di errori ne abbiamo fatti, di colpe ne abbiamo

ma quello che conta tra il dire e il fare

è saper andar via ma saper ritornare Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

Non ti sembra un po’ caro

il prezzo che adesso stiamo per pagare (già ci manchiii ç__ç)

Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

dentro quella valigia tutta la tua armatura (da jeeg robot d’acciaio)

non ci può stare

 

Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

dentro quella valigia tutta la tua armatura (da jeeg robot d’acciaio)

non ci può stare

Se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

se ci lasci non vale (se ci lasci non valeeeeee)

dentro quella valigia tutta la tua armatura (da jeeg robot d’acciaio)

non ci può stare

Ecco, questa era dimostrazione di quanto fossimo disperate e di quanto sia completamente inutile una laurea (anni di studio buttati...)

Tra frizzi e lazzi si è fatta una certa ora ed è giunto il momento di prepararci: Dede in perfetto stile Madama Butterfly (ha anche accennato "Un bel dì vedremo.." subito stroncato, ovviamente) e Purpla in perfetta imitazione di una ballerina di Flamenco, con tanto di mantilla, al punto da trasformarsi in perfetta padrona della lingua locale.

Zompate sul primo taxi, raggiungiamo il locale. Ci ha accolte un cameriere italiano (che ha pure scroccato una MS a Dede) e Purpla si è attapirata perchè il giorno prima ha dovuto sudare sette camicie per prenotare in spagnolo (ci era pure riuscita se non fosse per il fatto che il suo nome è stato storpiato in EROC VERO -.-). Dopo aver ordinato cibarie abbondanti e una bella bottiglia di vino tinto (rosso) Dede si è esibita in una conferenza sui 4 gradi della scioltezza (prossimamente il filmato sui vostri schermi) era anche al secondo bicchiere di vino, diciamolo...

Ingozzate come tacchini ripieni nel giorno del Ringraziamento, ci siamo approssimate (traballanti e barcollanti senza mollare la bottiglia di vino) alla sala dove si svolgeva il tanto sospirato spettacolo di flamenco.

Considerazioni:

I ballerini maschi di flamenco invece che machi sembrano checche isteriche, ma hanno un bel culo.

Due musicisti su cinque non erano affatto da buttar via.

La Purpla non ce la fa a stare zitta e per questo riesce pure a fare amicizia ed intavolare una conversazione con i vicini madrileni.

Dede ha rischiato l'ergastolo per aver desiderato concupire ocn un sedicenne (teniamo a precisare che non fa altro che dire che per legge se il sedicenne concupito è consenziente non si tratta di reato)

Dopo un'ora e mezza, lo spettacolo è finito. Abbiamo fatto quindi ritorno all'hotel saltando sul primo taxi di passaggio e ormai padrone della lingua siamo riuscite a far capire dove fossimo dirette e cosa ci diceva il tassista.

Adesso andiamo in giro in camicia da notte e nacchere a ballare il flamenco ^__^

Anche per oggi è tutto da Madrid.

Buenas noches ^__^


Se il buongiorno si vede dal mattino, oggi era uno schifo di giorno: infatti, siamo state svegliate di soprassalto dall’incursione di quella rompicoglioni della donna delle pulizie che tutte le sacrosante mattine ci entra in camera fra le 9 e le 9.30 senza nemmeno bussare. Se di solito ci becca già nel pieno dei preparativi, stamattina stavamo dormendo della grossa, quindi ci siamo pure spaventate. Svegliateci quindi con i coglioni girati, Dede si butta sotto la doccia e cerca di consolarsi cantando Bambolina Barracuda (di Ligabue) mentre Purpla dorme ancora. Ed eccola li, la donna delle pulizie – sempre lei – a fare una nuova comparsa nella stanza. Mandata via a male parole, ci ha finalmente lasciate in pace.

Ma ormai la giornata era cominciata male. In sala colazione non troviamo più nulla (tipo dopo razzia di cavallette – cioè dopo che siamo passate noi) nonostante siamo scese molto più presto di ieri. Attapiratissime e sempre più incazzose, fuggiamo da Madrid per raggiungere El Escorial (con una mezza intenzione di fare una puntatina a Segovia); il viaggio si è così articolato: tre quarti d’ora di autobus in città per raggiungere la stazione dei pullman di Moncloa. Un’altra ora di viaggio in autobus da Madrid a San Lorenzo. Quest’ultima allucinante: troppa gente, troppo caldo (oggi ci sono 40 gradi e ieri ce n’erano 20…bah), troppo sonno, troppo,insomma.

Scese dal pullman ci siamo catapultate in una caffetteria per fare il punto della situazione e per cercare di riaverci. Dede ha preso un caffè orrendo anche per lei (che notoriamente di caffè non capisce una cippa) e la cosa non ha mancato di renderla ancora più aggressiva. Ci siamo quindi decise ad alzarci e dirigerci verso El Escorial. E li ci attendeva, dopo il solito metal detector e deposito bagagli coatto, un’apoteosi di scale, scalette e scalucce in un perenne sali-scendi da panico, come se non bastasse i pavimenti erano erano ricoperti da strati secolari di cera che rendevano i nostri movimenti – sempre atletici – pagliacceschi (e non dite che siamo sempre cosi, perchè è un falso storico >.<) Risultato: Dede è rimasta incastrata con la schiena e ora si muove alla lentezza di un bradipo in letargo, la Purpla ha la testa sul punto di esplodere. Come se non bastasse, non era consentito lasciare l’edificio se non dopo aver completato l’intera visita: eravamo letteralmente prigioniere, fagocitate dall’Escorial. Miii che pauraaaa @@. Dobbiamo ammettere, però che ne è valsa la pena, anche se alla fine ci siamo accasciate su una panca a imprecare, lagnarci e borbottare come due vecchie di 90 anni (umani) anche nei movimenti.

L’unica nostra consolazione (dopo una salita ripidissima nel compiere la quale la schiena di Dede ci ha definitivamente salutate con un gioioso Hola) è stato il pranzo in una taverna li vicino con tanto di giardinetto interno e chitarrista rompipalle. Il sorriso ci è tornato solo di fronte alla Paella e alla natilla al cioccolato (per Purpla) e alla crema (per Dede). Ci siamo trascinate che ormai erano le 4 passate alla stazione degli autobus per tornare a Madrid, poichè i negozi erano chiusi e non abbiamo nemmeno potuto procurarci il solito simbolico sacchetto. Un’altra ora di viaggio allucinante trascorsa a dormire accotolate sui sedili e sui finestrini e finalmente siamo rientrate nella capitale. Dede si è dovuta paracadutare giù dall’autobus, incapace ormai di muoversi normalmente. Quasi subito è arrivato l’autobus che ci avrebbe portate in hotel e sul quale Purpla ha provveduto a caricare la ormai imbalsamata (ma sempre imprecante) Dede.

Strisciando sui gomiti abbiamo fatto rientro all’hotel dove ci siamo rimesse a dormire immantinente, svegliando ci solo per uscire a cena e comprare qualcosa per consolarci.

Almeno stasera le cose sono andate meglio: Dede meno imbalsamata ma pur sempre bradipante è riuscita a comprare due o tre oggettini fantastici fra i quali un kilt modello mutanda (in quanto cortissimo) da vera Henderson, mentre Purpla ha comprato una gonan modello Madame Butterfly, ancora incantata dall’abbigliamento della sorella della sera prima. Infine ci siamo accampate a Plaza Mayor (ormai casa nostra, se Dede ci sapesse arrivare) e siamo riuscite finalmente a mangiare la paella col riso al nero di seppia, da noi bramata da lungo tempo (ci siamo sentite un po’ cannibali a mangiare dei nostri simili). Incredibile ma vero, sono le 00.24 e siamo già in hotel, troppo stanche per continuare la visita.

Sperando che domani alla cameriera venga in mente la ridda di insulti che si è presa stamattina, tanto dal desistere di irrompere nella nostra stanza cosi presto, ce ne andiamo a nanna.


Prima premessa:il titolo è stato partorito dalla mente malata di Dede che ha appena finito di fumarsi le piantine allucinogene menzionate dal nostro commentatore anonimo (te pijamo e quando te pijamo... ^__*) .

Seconda premessa, sempre per rispondere al c.a. (commentatore anonimo) teniamo a precisare che:

I catafalchi si sono riprodotti, da due sono diventati 6 >.>

La cameriera è tornata tentando di sfondare la porta chiusa a chiave alle 8.34, prontamente allontanata dei nostri sbraitamenti imbufaliti.

La Purpla è sempre elastica, mal di testa a parte.

Dede invece è sempre stata fracica, solo che nessuno lo sapeva.

El Escorial era già stato preventivamente munito di tendoni in previsione del nostro arrivo.

Non abbiamo allietato i nostri compagni di viaggio con questi interessantissimi argomenti poichè eravamo piombate in un sonno impietoso (del tipo bolla al naso)

Precisiamo ancora che essendoci comprate oggi le gonne da flamenco originali, stasera ci esibiremo - per la gioia di tutto l'hotel - giù nella sala comune nel nostro swish-flamenco (musica di Purpla coreografie di Dede)

Detto ciò, procediamo a resocontare la nostra giornata...

Come anticipato siamo state svegliate dalla cameriera in versione scassinatrice. Ormai è guerra. Scese al piano inferiore per la nostra solita frugale colazione di sei portate, abbiamo minacciato la seppia receptionist di morte se domattina ci farà svegliare di nuovo ad orari così improponibili, poco conta che domani ci sveglieremo alle 8 per andare a Toledo. Tuttavia muniremo l'ingresso alla nostra stanza di filo spinato elettrificato, ordigni e trappole di vario genere.

Ancora provate da ieri, ci siamo imposte una giornata di relax e shopping terapeutico. E in effetti dopo i primi miseri dieci sacchetti ci sentivamo già meglio, tant'è vero che ci siamo fermate a fare la seconda colazione dal nostro adorato Demontaditos. Purtroppo i churros che Dede cerca di mangiare da quando siamo arrivate, non c'erano nemmeno oggi; la povera ha dovuto ripiegare su un croissant formato famiglia e non era ancora rinfrancata. Ci siamo quindi lanciate in una nuova sessione di shopping dalla quale siamo uscite soddisfatte trionfanti ma distrutte. Si è resa necessaria una nuova sosta per il pranzo a base di piatti tipici spagnoli in una altrettanto tipica cerveceria. Ormai minate nel fisica, soprattutto a causa del caldo torrido (di nuovo 40 gradi) ci siamo trascinate fino all'hotel per concederci qualche minuto di riposo (due ore tonde di sonno profondo); dopo di che, fresche come due rose rugiadose, siamo uscite di nuovo per finire il nostro shopping.

Primo acquisto due valige poichè non abbiamo più spazio nelle nostre per tutto ciò che abbiamo comprato. In seguito, più tranquille sul fatto che saremo in grado di portare tutto indietro (compagnia aerea permettendo), dovevamo pur comprare le cose da mettere nelle valige. Quindi abbiamo battuto la Gran Via in lungo e in largo affascinate dai prezzi bassissimi resi ancor più bassi dai saldi. Risultato: altri dieci sacchetti a testa che abbiamo riportato in hotel per evitare di girare troppo cariche. Nonostante questa astuzia, siamo riuscite a caricarci di altri due sacchetti sulla via per il ristorante dove avremmo cenato.

Giunte in prossimità della nostra adorata Plaza de Cibeles, i nostri sguardi acuti sono stati catturati da un ristorante che faceva Paella sul quale abbiamo ripiegato dopo aver scoperto che quello in cui volevamo andare da tre giorni era troppo caro (minimo venti euro a portata); e li ci siamo accontentate di nuovo di una Paella al riso nero (quanto ce piace...e non ci sporchiamo per niente U.U...anche perchè siamo vestite di nero gh); a conclusione di questa lauta cena ci siamo concesse un creme caramel fatto in casa. Ormai sfrante dal caldo abbiamo ripiegato verso l'albergo non senza prima aver dato consigli a due donne italiane sul posto dove cenare.

Ora, imbalsamate dall'aria condizionata a palla (si sa, il freddo stira le rughe), in vista della spedizione a Toledo di domani da cui toremo più armate di Kheverain, andiamo a dormire prestissimo sperando di non ripetere le scene di El Escorial.

Buenas noches guapos y guapas!


Cominciamo col dire che l'unico giorno in cui eravamo in piedi dalle 8, la cameriera non si è vista... In compenso quando è passata ci ha rubato la chiave -.- ... Cominciamo vagamente a sospettare che ce l'abbia un pochino con noi... Ma non sa che ora siamo armate e pericolose... Ma andiamo con ordine...

Sveglia prestissimo, appunto. Tutte in fermento per la nostra imminente gita a Toledo, ci siamo catapultate in sala colazione dove, in previsione della gita ci siamo razziate tutto quello che non si muoveva mettendo a rischio anche ciò che si muoveva. Sazie e satolle, tronfie come due tacchini nel giorno del ringraziamento eravamo quindi pronte per partire. Ormai totalmente calate nelle nostre parti, siamo riuscite a prendere un taxi al volo sulla Gran Via senza farci schiacciare, in perfetto stile hollywoodiano con un semplicissimo movimento della mano per farci scaricare alla stazione Mendez Alvaro dalla quale partono gli autobus per Toledo.

Agili come due bisce imbalsamate, siamo scivolate sull'autobus con movimento sinuoso e ci siamo spaparanzate sui primi due posti liberi, cianciando come due pappagalli amazzonici, tutte eccitate e in fibrillazione sgranando un rosario di armi che avremmo potuto comprarci (e che abbiamo poi comprato). Dopo 75 minuti di viaggio meno massacrante della gita a El Escorial, siamo scese alla stazione di Toledo, per scoprire con disappunto che l'Alcazar (il castello) della città era circa 600 metri in altezza più su. Ci siamo quindi concesse una pausa di riflessione alla caffetteria (dove finalmente Dede ha trovato i churros che somigliano sinistramente alle ciambelle di sua nonna) e poi dirette al punto informazioni per farci spiegare come raggiungere il centro storico.

Conversazione:

Purpla: "Perdoname, para El Alcazar?"

Impiegato (con faccia sconvolta): "Eh???"

Purpla (con faccia già disperata e perplessa, mentre Dede si rotolava dalle risate alle sue spalle) : "El Alcazar?!?!?"

Impiegato (con faccia da saracinesca) "Non entiendo"

[...i due andarono avanti cosi, per circa dieci minuti...]

Purpla (disperata sempre più) "Do you speak english?"

Impiegato (con espressione trulla) "No!" (alle spalle di Purpla una Dede sempre più rotolante e sghignazzante)

Purpla (non parla più, fa solo una faccia della serie "ma dove cazz son finita?")

Impiegato "Para el centro ciudad?"

Purpla e Dede (in coro sollevate) "SIIII!!!! *__*"

E scoprimmo che accanto al gabbiotto c'era un gentilissimo cartello con su scritto che per raggiungere il centro bisognava prendere il 5 alla fermata al piano di sotto ... No comment ... -.-

Poi parliamone: tutti i vecchi pazzi li becchiamo noi... Sarà che ci ritengono loro simili...fatto sta che non è trascorso un giorno senza che qualche vecchiettino spagnolo mancante di qualche rotella ed arteriosclerotico ci attacchi pipponi secolari in spagnolo stretto e spedito a cui noi rispondiamo annuendo e sorridendo con facce da perfette ebeti.

Dopo questo simpatico intermezzo riusciamo a salire sul 5 che ci scarica presso l'Alcazar. E qui...meraviglia...scena paradisiaca: vicoli e vicoli di negozi tutti per noi *__* ci siamo infilate nel primo buco utile (una coltelleria) da cui Dede è uscita adornata di oro come la madonna di Pompei e Purpla è uscita armata fino ai denti con un set di coltelli e pugnali da far invidia a Kheverain. Grazie al gentile negoziante (che ci ha viste un po' confuse e ci ha regalato una piantina di Toledo, facendoci pure i percorsi) abbiamo scoperto che il tanto sospirato Alcazar è chiuso per restauri per almeno altri due anni e mezzo (sarà per questo che il tizio delle informazioni negava la sua esistenza?)

Siamo uscite intenzionate a visitare la cattedrale, decidendo di lasciare i sacchetti al gentile negoziante con il proposito di tornare prima di ripartire a ritirarli, ma siamo state traviate lungo il percorso da altre due-trecento armerie nelle quali siamo entrate e dalle quali siamo uscite Dede armata fino ai denti, e Purpla simile all'armeria ambulante di un samurai incazzato. La Purpla piange ancora adesso per non essersi potuta comprare una katana decorata con draghi, draghetti e draguzzoli viola poichè temeva di romperla durante il viaggio; per consolarsi si è comprata altri coltelli, pugnali, wakizashi e Dede l'ha fermata sul punto di comprare anche un'armatura adducendo la scusa (non del tutto creduta da Purpla) che sarebbe stato alquanto strano presentarsi ai gates dell'aereoporto di Madrid in armatura completa di elmo, scudo e spada.

Cariche di almeno già dieci sacchetti a testa, sotto il solleone delle 13, abbiamo rimandato la visita della cattedrale in funzione di un lauto pasto a base di pernice Toledana e dolce del posto (il marzapane).

NB:

ore a Toledo fino al pranzo = 2 ...

Metri percorsi = 300

Negozi svaligiati = 15

Sacchetti recuperati (per la nostra collezione) = 15 (uno a negozio)

Terminato il pranzo, ci siamo dirette, cariche come muli, verso la Cattedrale... Ma allora ditecelo che lo fanno apposta: sul percorso siamo state tentate da almeno un'altra trentina di negozi. Abbiamo desistito dallo svaligiarli tutti solo per il peso troppo imponente dei sacchetti già in nostro possesso e il sottile sospetto di dover comprare un'altra valigia se avessimo continuato solo per l'armeria (e intanto Purpla piangeva ancora per la Katana)

Finalmente la Cattedrale si palesava ai nostri occhi. Bellissima fuori e dentro, con oro e lapislazzuli ovunque, documentati da Dede che infischiandosene allegramente dei divieti da brava italiana, ha fotografato l'impossibile (in tutto da inizio vacanza siamo a 220 foto >.>) ma ha avuto l'accortezza di togliere il flash (se non altro per non farsi scoprire).

Dopo la cattedrale eravamo provate nel corpo e nello spirito al punto da accasciarci sui primi gradini trovati poichè pareva impossibile reperire un bar. Dopo questa breve pausa, ci siamo incamminate verso la casa di El Greco (pittore del Seicento) per scoprire girato l'angolo un'apoteosi di bar e baretti. Troppo distrutte per il caldo e la fatica, ci siamo quindi fermate di nuovo, minacciando di non muoverci più. Poichè il caldo era tanto anche da ferme e la voglia di vedere Toledo era tanta, infine ci siamo comunque decise ad alzarci per proseguire il tour. Inerpicandoci maldestramente e sinistramente per i vicoletti acciottolati, sempre col nostro carico al seguito (non si capiva più chi portava chi) abbiamo quindi trovato la casa del pittore, con le relative scale ( -.- ) e qui Dede si è lanciata in un'altra session di fotografie ad ogni quadro, degne di un catalogo (cercando di battere il record compiuto da Purpla a Londra al British in visita alla mostra di spade.)

Dopo la casa del pittore abbiamo ancora avuto la forza di visitare la Sinagoga della Transizione (altre scale, anche qui): una costruzione molto bella con annesso museo sull'ebraismo sefardita in Spagna.

Abbiamo chiesto all'uscita a una delle bigliettaie se ci fosse li vicino una fermata del 5, ma la risposta è stata negativa....Abbiamo scoperto di trovarci dalla parte opposta della città e di dover tornare a piedi in salita verso la fermata più vicina. E poi ci siamo spiaggiate nei giardinetti li di fronte a cercare di riaverci dallo shock e di prepararci spiritualmente al ritorno che si prevedeva tragico.

Quando infine ci siamo decise a rialzarci ed incamminarci in versione pessimismo e fastidio e "moriremo di sicuro" ci siamo imbattute nella sagoma di un taxi libero dopo nemmeno cento metri, che è comparso ai nostri occhi come una visione mistica. Un altro gesto nonchalante del polso allenatissimo di Purpla ha fatto arrestare il veicolo sul quale ci siamo fiondate a proiettile (un po' goffo) chiedendo di portarci di nuovo alla stazione degli autobus in perfetto spagnolo.

Incredibile ma vero, giunte li abbiamo fatto subito i biglietti e siamo riuscite a partire nel giro di pochi minuti. Al ritorno l'autobus ci ha messo soltanto un'ora perchè non ha fatto fermate e così siamo arrivate a Madride molto più presto di quanto previsto. Grazie all'ennesimo taxi abbiamo fatto una breve tappa in hotel per posare i nostri bagagli e poi siamo uscite di nuovo per fare gli ultimi acquisti a completare il nostro costume madrileno: le scarpe. (senno come facciamo a ballare il flamenco? >.>)

Tornate in hotel, la prova finale: gestione dei catafalchi con relativa chiusura. Smadonnando come due merenderos madrileni, abbiamo avuto ragione dei vestiti, gonnelloni, spadini e spadetti, nacchere, ventagli mantillas assortite in vari colori (dovremo pur abbinarle coi vari vestiti U.U) borse e borsette collane e fermagli in damaschino, magliette e t-shirts, completini intimi, scarpe, e accessori vari, riuscendo a chiudere i catafalchi e realizzando soltanto in quel momento di quanto sarà difficile domani arrivare all'imbarco.

L'operazione ha richiesto ai nostri piccoli e delicati corpicini un paio d'ore di siesta.

Fresche come due rose e affamate come due lupi, siamo di nuovo scese in strada [non senza aver prima chiesto al receptionist (non seppia) di prenotarci un taxi per l'indomani facendo presente che ci serviva un mezzo capiente per le nostre 5 valige e provocando una sua reazione inconsulta mal celata.]. La Purpla ha avuto la malsana idea di  percorrere una nuova via, convinta di trovare locali diversi e allegri. Effettivamente lo erano, ma un po' troppo per i nostri gusti. Infatti, le nostre due povere eroine erano finite in una via di sexy shop e battone che hanno percorso alla velocità della luce, non senza strappare via Dede che cercava un battone uomo, curiosissima di vedere come fossero fatti.

Ci siamo quindi rifugiate nella nostra amata e ormai conosciuta Puerta del Sol, nei cui dintorni si trova un vicoletto ricco di cervecerie e cuevas. Proprio in una cueva (unico locale tipico che ci mancava da visitare) abbiamo cenato sostanziosamente a base di spiedini e costolette.

Soddisfatte, ci siamo ricampate all'hotel, immergendoci in un bagno di folla (con tanto di street dancer e artisti di strada vari).

Anche per oggi è tutto, da Madrid.

Chiudiamo il collegamento (ci leggerete ancora domani per il racconto del ritorno - e speriamo in bene)

Hola!!!


Era tutto organizzato alla perfezione. Sveglia puntuali alle 9.30, colazione abbondante e sostanziosa, giretto al Corte Ingles (dal quale siamo riuscite ad uscire con un altro sacchettino), seconda colazione dal nostro adorato DeMontaditos, cartoline, ritorno (con catafalchi già bell'e pronti e taxi prenotato) all'hotel per l'ora prestabilita.

Un atroce dubbio ha cominciato a serpeggiare in noi quando il taxi non era grande come avevamo chiesto. Nonostante ciò, i bagagli ci sono stati (non chiedeteci come). Tutto il tragitto verso l'aereoporto è stato caratterizzato dalle liti del tassista, che ha compreso più di noi di non essere stato chiamato per noi, con la seppia receptionist la quale invece (avendo fretta di mandarci via) ci ha sbolognate a lui. Tuttavia alle 13 spaccate (N.B. l'aereo partiva alle 16) eravamo all'aereoporto col simpatico vecchietto tassista che si è anche premurato di recuperarci i carrelli necessari e a caricarci sopra i catafalchi, tanto che cominciavamo a ricrederci sul conto della maleducacion madrilena.

Armate dei nostri carrelli, quindi, ci siamo messe alla ricerca di (in ordine):

- impacchettatore (perchè non partiamo mai senza incelofanare i nostri catafalchi)

- check in

- cibo

- area fumatori

- eventuali negozi e negozietti.

Cominciamo male: l'impacchettatore non si trova. Già rassegnate a far senza, egli spunta dal nulla come fungo porcino e ci si para davanti un perfetto esemplare di crostaceo madrileno. Forse anche a causa degli occhiali spessi come fondi di bottiglia, egli si è innamorato perdutamente della Purpla. Primo punto a favore: abbiamo avuto i catafalchi iper impacchettati in pochi minuti anche se non ci si capiva vicendevolmente; secondo punto a favore, ci ha aiutate a trovare il check in corretto in quanto il tassista ci aveva scaricate al terminal sbagliato ed evidentemente all'aereoporto parlano un dialetto diverso, per cui non riuscivamo a capire una cippa di quanto ci dicevano. Punto a sfavore (oltre al fatto che la Purpla ha temuto seriamente di venir rapita dal crostaceo che le mandava baci senza ritegno) ci ha soprannominate helgita e laurita con estremo disappunto di Dede che gentile e dolce come sempre gli ha risposto "Helgita ce chiami tu' sorella" in perfetto romano.

Dopo chilometri e chilometri percorsi sempre coi nostri carrellini, abbiamo finalmente raggiunto il terminal 3; avremmo dovuto intuire l'approssimarsi della tragedia nel momento in cui abbiamo riconosciuto in esso lo stesso terminal al quale eravamo arrivate perdendo i bagagli... Ma eravamo troppo intente a sbavare dietro ad un gentile poliziotto dal visino dolce e tenero e sorridente che ci ha fatto ulteriormente ricredere (dopo vecchietto tassista e crostaceo impacchettatore) sulla maleducacion di cui sopra.

Da qui cominciano i guai. Come due seppie, gironzolavamo allegramente pe ril terminal gozzovigliando e cianciando convinte che ci avrebbero annunciato l'apertura del check in (come del resto facevano per tutti gli altri voli). Il check in non solo non veniva annunciato, ma nemmeno i terminali sembravano aperti (il cartello check in cerrado = chiuso era piuttosto eloquente); a nostra ulteriore discolpa vorremmo dire che c'erano cartelli grossi come i nostri catafalchi che dicevano che il check in avveniva 45 minuti prima dell'imbarco. E infatti noi, 50 minuti prima dell'imbarco abbiamo forzato un terminale per scoprire che eravamo in ritardissimo e che i bagagli dovevamo portarli con noi nel gate.

Dramma e panico: con i carrelli corriamo verso i gates, sfondiamo e sbaragliamo un gruppo di poveri napoletani cercando di passare (loro erano bloccati, non abbiamo cercato di superare la coda). L'addetto alla sicurezza ci ha fermate dicendo che non potevamo passare coi bagagli. Dietro di noi c'era la ragazza che ci aveva fatto il check in che continuava e dirgli di farci passare. In mezzo c'eravamo noi, imbufalite in questi dieci minuti di puro panico. Finalmente però riusciamo a raggiungere i metal detector...E qui, direte voi, è fatta... NO!!! Perchè dopo aver smadonnato come turche per far passare i bagagli sul nastro e Dede dalla parte dove non c'erano i metal detector (nessuno capiva un cazzo di ciò che stava succedendo e devono averci prese per terroriste), una hostess isterica ha osato urlare contro Purpla che per un pelo non le ha lanciato dietro il catafalco di Dede. Risultato: non ci hanno fatte salire sull'aereo.

Attapirate, incazzate, con le orecchie flosce e tutti i nostri bagagli, siamo tornate al check in per farci mettere in lista d'attesa per il volo successivo (4 ore dopo) senza aver la certezza di partire. Stavolta ci hanno fatto caricare subito i bagagli, almeno, di modo che avevamo solo più i nostri trolleys e le borse e l'adorato cippi giangi (il portatile provvidenziale della Purpla). I successivi venti minuti sono così trascorsi:

- Sigarette

- Parolacce

- Sigarette

- Telefonate a parenti vari

- Sigarette

- Anatemi contro tutta Madrid, i madrileni, l'Iberia e l'hostess isterica.

Dopo di che, siccome non ci perdiamo mai d'animo ci siamo concesse una merendina al terminal 2, in un'area fumatori, e abbiamo pensato bene di pianificarci le prossime vacanze (quelle di gennaio) con l'ausilio del cui sopra cippi giangi. Nel frattempo le ore sono pressochè volate e noi sempre un po' smadonnando sbbiamo ritrovato comunque il sorriso.

Alle 19.30 ci siamo riavvicinate al check in con fare circospetto per avere l'esito della lista d'attesa (ci avevano detto di presxentarci alle 8 ma non ci fidavamo più) in perfetto stile di "neo padre in sala d'attesa della sala da parto" I successivi 45 minuti li abbiamo spesi stressando il ragazzo al check in. Purpla si travestiva per non essere riconosciuta, mentre ogni due secondi si avvicinava al banchetto con aria indifferente intenzionata a carpire informazioni, ma ogni volta veniva rispedita al proprio posto con le pive nel sacco. Finalmente alle 8.15 l'impiegato veniva preso per sfinimento (e riteniamo che i posti ce li abbia procurati pur di non vederci più) e ci dava la lieta notizia che potevamo imbarcarci tranquille.

Siamo corse di nuovo ai gates come due siluri, per trovarli chiusi. Al nostro ripetuto sbracciarci finalmente una guardia ha risposto dicendo che l'imbarco (che doveva essere iniziato da un quarto d'ora) non era ancora cominciato. Noi imperterrite siamo rimaste li per scoprire che non eravamo le due uniche idiote ad aver perso il volo precedente: almeno metà dei passeggeri dell'aereo su cui siamo salite era nelle nostre stesse condizioni.

Rincuorate, finalmente passiamo i gates. Notevole il battibecco fra Dede e i poliziotti che volevano sequestrarle l apiastra per i capelli ritenendola un'arma contundente pericolosissima (sti uomini non capiscono niente... Per fortuna una donna poliziotto è intervenuta in nostro aiuto spiegando cosa fosse l'oggetto misterioso ai colleghi e convincendoli a lasciar passar ela provata Dede) Altro aneddoto degno di nota (peccato non averlo potuto fotografare) è stato veder l'espressione *INTELLIGENTISSIMA* del poliziotto che cercava di decifrare i documenti di Dede in perfetto stile Orango.

Ma non è finita qui (noi le cose le facciamo bene U.U) all'imbarco ci vengono sequestrati i trolleys; Purpla però ha minacciosamente chiesto che venissero imbarcati su quello stesso volo. Rassicurate dagli addetti ai bagagli, siamo finalmente salite sull'aereo (di barbie come all'andata) e dopo tre o quattro capocciate provvidenziali ci siamo installate in due posti vicini all'entrata.

Notando le nostre espressioni imbufalite, ci hanno cercato di blandire prima con un aperitivo a base di vino sintetico e poi con una cena un po' meno plasticosa. Il volo è stato come all'andata ricco di vuoti d'aria, ma infine alle 22.45 abbiamo toccato (un po' violentemente) l'italico suolo. Scese barcollanti dalla scaletta abbiamo baciato terra e trovato subito i nostri adorati trolleys ad attenderci sulla pista d'atterraggio battuta dalla tormenta. Recuperati anche due carrelli (uno da una parte e uno da un'altra perchè il primo distributore si è subito rotto - e non siamo state noi) siamo andate a prelevare anche gli altri bagagli. Stavolta per fortuna c'erano tutti. Ci siamo quindi fiondate fuori dall'aereoporto per trovare subito un taxi di dimensioni adeguate. Il povero tassista ha tentato di fare lo spiritoso dicendo che non era sicuro di riuscire a caricare tutte le valige; al che, Dede minacciosissima gli ha risposto "veda di farcele stare, perchè abbiamo già avuto un viaggio d'inferno (e potremmo uccidere per molto meno)" il tassista è riuscito miracolosamente a far entrare tutti i catafalchi sull'auto e a portarci a casa, dove altrettanto miracolosamente con uno stratagemma degno di un ingeniere nucleare siamo riuscite a portare le valige al secondo piano.

Scendiamo ancora due minuti al bar per concederci un gelato consolatore e naturalmente si è messo a diluviare nel momento in cui abbiamo messo piede fuori dal portone.

Ed eccoci qui, fradice come pulcini, incastrate peggio di vecchie di 100 anni, a farvi l'elenco di ciò che abbiamo imparato da questo viaggio:

  1. La prossima volta che Estor ci dice "Buon Viaggio, divertitevi" ci muniremo di crocione monumentale, acqua santa e corona tripla di aglio ...Non si sa mai
  2. Per cercare di rimorchiare a Madrid (ammesso che fra un paio di vite decidiamo di tornarci) bisogna frequentare gli aereoporti
  3. Mai dare spago ai vecchietti madrileni
  4. Mai più tornare a Madrid, tanto meno con l'Iberia
  5. Però si mangia bene
  6. Potremmo sempre farci mandare il cibo madrileno in italia dal crostaceo impacchettatore
  7. Dede ha deciso di scappare con un poliziotto madrileno
  8. Inutile partire con tante valige, se poi dobbiamo comprarne due in più e se tanto ci rifacciamo il guardaroba ogni volta che viaggiamo (la perdita delle valige a inizio viaggio è stata solo una bieca scusa)
  9. Mai fidarsi degli annunci all'aereoporto
  10. Siamo troppo fighe e ci divertiamo anche nella disgrazia!

Dalle vostre due reporter preferite è tutto.

Al prossimo viaggio

Laura (Purpla) e Helga (Dede)


 
 

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