Ma com’è bello zompettare per la foresta Paimpontese
From Francia 2007 in Concoret, France on Aug 14 '07
Stamattina abbiamo deciso di comune accordo (quando la Purpla è stata in grado di emettere un suono diverso da un grugnito) di non utilizzare Roberto, poichè abbiamo ormai constatato che al pupo non piace la foresta; quindi ond’evitare che ci portasse sulla retta via anzichè farci perdere nella selva come tanto ci piace, lo abbiamo lasciato a riposo.
Un nuvolone nerissimo incombeva su di noi facendoci preoccupare del fatto che una pioggia torrenziale come quella di ieri ci avrebbe impedito di visitare Broceliande e in particolare la festa medievale di Josselin in programma oggi.
Per fortuna dopo pochi chilometri il nuvolone si è allontanato, salutato da gesti poco convenzionali di Dede, la quale poi, resa euforica dall’evento, ha incitato la Purpla a infrangere i limiti di velocità (70 all’ora) per poter superare le altre auto e mostrar loro la bandierina bretone. Ignorata anche questa volta dalla Purpla, Dede è entrata poco dopo in domopack come ogni volta in cui ci ritroviamo in questi luoghi.
Inquietate dalla presenza di un’auto con i tergicristalli confusi (andavano un po’ dove volevano loro) e di un motociclista che aveva come passeggero un coniglietto di Pelouche, abbiamo deciso di lasciare la strada principale per addentrarci nella foresta.
Prima tappa Paimpont, nella quale siamo arrivate per l’ora di pranzo. Ormai cittadine onorarie, abbiamo parcheggiato all’interno del borgo anziche nell’area riservata ai turisti, in tutta scioltezza siamo andate a salutare i nostri ormai amici negozianti i quali sono fra i pochi bretoni ad accoglierci non solo cortesemente ma addirittura gioiosamente (e te credo, con una sola nostra giornata da loro, si risolvono l’anno intero).
Dopo di che ci siamo accampate alla solita brasserie dove Dede si è sbranata un’anatra intera nel tempo record di tre minuti netti. Purpla, terrorizzata dalla scena raccapricciante e dagli sguardi tanto famelici di Dede al punto da spaventare i cani che gironzolavano intorno al tavolo in cerca di avanzi, ha cominciato a porsi alcune domande, quali: “Sarà il caso di metterle una museruola?” “Stanotte rischierò di ritrovarmela coi dentini attaccati ad una coscia? Sarà meglio che dorma con un occhio aperto”. Al momento del dolce una Dede affranta annuncia di non essere in grado di mangiarlo e si preoccupa della propria improvvisa anoressia, nonchè di quella della Purpla la quale ha mangiato ancor meno. Al momento del caffè, decidiamo di stilare una classifica per vedere a chi assegnare il chicco d’oro per il miglior caffè francese. Al primo posto figura quello di Pointe du Raz, al secondo quello di Paimpont; al terzo non abbiamo ancora deciso perchè fanno tutti schifo a pari merito.
Sazie e satolle come piace a noi, ci siamo rimesse in cammino. In teoria verso Josselin, ma come al solito ci siamo distratte e abbiamo cambiato del tutto i nostri programmi. Infatti lungo il tragitto ci siamo imbattute di nuovo in Theorenteuc, il paese da cui si arriva alla Val sans retour. Testarde come muggini greche, abbiamo deciso di fermarci e tentare di raggiungere la famosa vallata con annesso albero d’oro. E stavolta ci siamo riuscite, affrontando sentierini impervi per quelli ch eloro considerano 400 metri ma che secondo noi sono almeno 800. Soddisfatte dal nostro successo, abbiamo ancora visitato la cappella del luogo, famosa per le sue vetrate dedicate alla storia del sacro Graal. Non contente, e ormai esaltate e decise a snobbare Josselin, abbiamo deciso di andare ad esplorare tutti gli altri punti di interesse dispersi nel bosco. E’ toccato quindi all’Hotie di Vivianne, un sito monolitico nel quale ci sono i resti di un sarcofago di 5000 anni fa. Anche qui abbiamo dovuto affrontare un sentierino sterrato fra gli alberi e - udite udite - arrischiarci in un’arrampicata sulle rocce. Nel frattempo un autoctono ci guardava attonito e perplesso mentre passeggiava sul sentiero più agevole pochi metri più in la. Facendo le vaghe ed affermando che così ci sembrava più sacro il luogo, abbiamo proseguito la nostra arrampicata imperterrite (e l’abbiamo ripetuta in discesa al ritorno) finoa raggiungere la piccola radura, illese. Purtroppo c’era un gruppo di bambini a rovinare l’atmosfera, quindi ce ne siamo andate via quasi subito. Abbiamo rinunciato a visitare le tombe dei giganti (altri monoliti) schifando il percorso previsto di 600 mt (ritentendoci troppo stanche), per poi affrontare trulle trulle ben due km di sentiero immerse nella melma fino alle ginocchia, inerpicandoci fra tronchi, radici, sabbie mobili e pietre varie per raggiungere la fontana di Barenton. Anche qui, purtroppo abbiamo trovato un nugolo di bambini e turisti molesti (più di noi). Narra la leggenda che nei pressi della fontana vi sia la pietra di merlino, la quale ha il potere di scatenare i temporali, se utilizzata da qualcuno che sappia compiere il rito nel modo giusto.
Traete le vostre conclusioni dal fatto ch enel giro di pochi minuti un temporale si sia abbattuto sul luogo allontanando gli esser da noi ritenuti molesti.
E’ stato qui che la Purpla si è innamorata di nuovo; stavolta la vittima era un omone alto 2 metri e largo altrettanti, tutto vestito di nero, con la barba, pieno di triskel che ha spaventato addirittura Dede. In realtà si trattava di un gigante buono e la Purpla lo sentiva dentro di se. Ma come ogni volta in cui si innamora di qualcuno è fuggita seppiolando timidamente lasciando alla povera Dede l’incombenza di rispondere al “Bonne Journée” del gigante. E da qui abbiamo cominciato ad accorgerci che tutti gli autoctoni ci salutano sorridendo ogni volta che ci incrociano. La cosa ci ha stupite non poco, almeno finoa che non siamo venute a conoscenza della leggenda della “Belle Jeannette”. Si narra, infatti, che si aggiri per la foresta questo essere che può avere le sembianze di un gatto, di un granduca o di una fanciulla dagli occhi dorati e che se quest’essere ti guarda, è importante salutarlo scandendo le parole “Bonjour Belle Jeannette” , altrimenti si viene scaraventati in un luogo non ben definito privi di memoria. Abbiamo immaginato che gli autoctoni abbiano scambiato i nostri sguardi inebetiti dalla foresta per gli occhi dorati della Belle Jeannette, complici anche i nostri sorrisi da deficienti che elargiamo a qualunque forma di vita incontriamo.
Mentre ripartivamo alla volta del castello di Rox, la Purpla continuava a piagnucolare non solo per l’amor perduto, ma anche perchè aveva visto una capretta nel giardino della casa della signora del luogo e la voleva anche lei. Dede invece di risponderle con il solito diniego, ha cominciato a cantare “Purpla, le caprette ti fanno ciao” e non ha aggiunto altro, finchè non si è ammutolita alla vista del bretone figo che camminava sul ciglio della strada, un tipico esempio di avvocato trucido. Dovete sapere che la lunga amicizia delle due seppie è così consolidata anche perchè non abbiamo mai rischiato di litigare per un uomo; se a Dede piacciono i biondi con gli occhi azzurri, il visino da bimbo e tutti per benino, a Purpla fanno sbavare i mori piccoli, neri e ricciolino ma soprattutto trucidi. Questo individuo ha messo a dura prova la nostra amicizia, ma siamo arrivate ad un accordo anche in questo caso. I particolari ve li risparmiamo.
Abbandonato il nostro nuovo amore, abbiamo cercato di invadere la proprietà privata in cui si trova il castello di Rox, ma un barlume di buonsenso sotto forma di cartello grosso come una casa, ci ha fatte fermare all’imbocco della stradina e limitare a qualche foto dall’esterno. Abbiamo proseguito quindi per il castello di Comper, nel quale si trova lo stagno di Viviana in cui si dice sia nascosto il suo castello di cristallo. Purtroppo non ci eravamo rese conto che erano ormai quasi le 19, l’ora in cui i bretoni tassativamente scappano al pub a cantare e a bere, perciò non siamo riuscite ad entrarvi. Un po’ avvilite da questa mancata visita, abbiamo deciso di andare a Monfort per consolarci con la cena e salutarla prima di partire (Monfort, non la cena). La pizzeria che già l’anno scorso ci ha salvate da fame certa, ha svolto lo stesso ruolo anche stavolta: ci hanno rimpinzate a dovere, ci hanno permesso di fumare in tutta tranquillità mentre fuori imperversava un acquazzone e ci hanno come al solito chiesto pochissimi soldi (30 euro per una cena delle nostre, ci piange il cuore a pensare che da domani ce le sogneremo cifre del genere).
Verso le 22 è stata ora di tornare in Hotel, in previsione del duro compito di richiudere le valige e prepararci psicologicamente ad abbandonare la Bretagna. Infatti, domani partiremo per Chartres con il suo famoso labirinto tanto pubblicizzato e decantato da Dede ad una Purpla esasperata e un pochino spaventata all’idea.
A domani, quindi, da Chartres. Buonanotte
Purpla & Dede
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