Rain and wind and weather [da Rawhide - Blues Brothers]
From Francia - Estate 2006 in Montpellier, France on Aug 16 '06
[tratto e adattato da "Rocky Horror Picture Show"]
It seemed a fairly ordinary night when Dede, Purpla & Tsuny three young, normal, healthy kids, left Bourges that late august evening to visit Montpellier [...]
It's true there were dark storm clouds. Heavy, black, and pendulous, toward which they were driving. It's true, also, that the spare tire they were carrying was badly in need of some air, but, uh, they being normal kids, on a night out... well, they weren't going to let a storm spoil the rest oftheir evening, were they? On a night out... It was a night out they were going to remember... for a very long time.
Dopo una dormita ristoratrice nelle ampie e spaziose stanze di Orleans, saltuariamente disturbate dagli schianti ai vetri delle nostre finestre da parte di oggetti volanti dagli autoctoni identificati come insetti volanti della Loira (a noi sembravano elicotteri o dragoni verdi, ma ci fidiamo), abbiamo caricato armi e bagagli rapide come un team Ferrari e ci siamo appropinquate in perfetto orario sulla tabella di marcia alla ricerca di cibo e visita dell’immancabile, bellissima, cattedrale.
Il programma iniziale prevedeva pranzo a Clermont e approdo in serata a Montpellier.
Con la regolarità che ci contraddistingue, il programma di viaggio è prontamente saltato. Sosta a Burges, lauto pranzetto e visita [suspance] alla cattedrale della graziosa cittadina. E sì, perché c’è chi sceglie una vita mondana, e chi è donna di chiesa inside.. esattamente come noi. Dopo di che, in perfetto orario, splendida giornata assolata, panorama gradevole alla vista, autostrada piacevolmente sgombra, siamo partite alla volta di Montpellier, allegre come tre cinciallegre cinguettanti, considerando l’idea di arrivare presto in albergo, scrivere il resoconto che sarebbe brevissimo, in quanto semplice narrazione di viaggio andato liscio come l’olio, e finalmente una bella dormita come raramente ci è capitato negli ultimi giorni.
Ma dedè si era lavata i capelli e ad un certo punto ha esclamato “Che bello,oggi c’è il sole!”. Il sangue nelle vene di Purpla e Tsuny si è gelato.
Come rispondendo ad un segnale convenzionale le tre hanno visto radunarsi davanti a loro, lungo la strada, ammassi di nuvoloni neri, alzarsi un vento forte come se piovesse e levarsi sotto i loro piedi una catena montuosa del tutto imprevista. Sprezzanti del pericolo, nonostante tutto (e nonostante si trovassero in cima a una montagna senza nulla intorno, circondata dalla “Valle dell’Inferno”, nome che non ci siamo inventate noi, ma era scritto sulle indicazioni stradali, valle famosa per i lupi che ivi si aggirano, per la gioia di Tsuny che si sentiva a casa), si sono fermate in una piazzola a guarda il panorama così composto:
· Gola Profonda (non un porno, ma il nome del luogo, sempre da cartello stradale) · Ponte rosa sospeso nel vuoto (somigliante sinistramente al ponte di Brooklyn) · Fiume con set di barconi stile Mississipi (alchè le tre hanno iniziato ad insospettirsi) · Montagne boscose e dirupi · Set di macchina con assassino buttato giù dal cadavere (ebbene sì, troppo ossigeno fa male)
Respirato QB abbiamo deciso, quatte quatte, tome tome, di rimetterci in cammino per rispettare la nostra bella tabella di marcia.
Osservando i nuvolosi neri illuminati da fulmini e saette, ai commenti inquieti di Purpla e Tsuny dedè ha esclamato gioisa e convinta“Uh, che culo, ci stiamo girando intorno!”. Il sangue nelle vene di Purpla e Tsuy si è gelato (e non è una ripetizione casuale).
Come rispondendo ad un segnale convenzionale i nuvoloni si sono spostati in massa sulla seppiamobile che ha urlato “Mi.. che paura!” Mentre un coro si alzava all’interno dell’auto “Ma perché non ti fai i cazzi tuoi, dedè?”.
Essendoci rese conto che ormai l’ora di cena era arrivata e quasi passata mentre eravamo ancora sperdute fra le montagne, seguendo l’intuizione luminosa della purpla (anche perché guidava lei), si sono fermate al primo autogrill. Le nostre eroine avrebbero potuto e dovuto intuire qualcosa quando un lampo illuminò il cielo svelando ai loro occhioni sgranati il castello del conte Dracula proprio sopra l’autogrill. Ancor più quando, di conseguenza proprio a quel lampo, tutte le luci dell’autogrill si sono spente lasciandole nel buio squarciato da una serie di fulmini a seguire (e Purpla è quasi sicura di aver udito una risata malefica nell’aere). Fatto sta che le tre hanno inesorabilmente proseguito fino al parcheggio a pochi metri dall’ingresso della loro meta. E qui, non appena spenta l’auto, si sono aperte le cateratte dal cielo.
Secchiate di pioggia come se potesse, uragano di vento come se ventilasse, è venuto giù il mondo, che solitamente passa loro davanti quando stanno facendo fotografie.
Coraggiose si sono guardate ed imperterrite si sono lasciate guidare dal loro istinto di sopravvivenza, altrimenti detto brontolio dello stomaco, e si sono decise a scendere da quello che a breve si sarebbe tramutato in sottomarino da montagna. Una Purpla surgelata, simile ad un povero terrier pucciato in un lago di montagna, e una Tsuny vestita da marinaio bretone ed armata di ombrello col quale avrebbe voluto fare da barriera del vento, hanno lottato contro Eolo ed i sui scagnozzi e la pioggia orizzontale a chiocciola ed hanno tirato fuori dalla seppia mobile una dedè recalcitrante ed anche un po’ osteggiata dalle ventate che le richiudevano spietatamente lo sportello in faccia. A nuoto sono giunte in autogrill e buttate dentro da un calcione dell’ultimo vortice vorticante, e finalmente si sono trovate in salvo in bagno. Guardandosi un po’ perplesse e sconsolate, hanno occupato il loro approdo rapendo gli asciugatori per le mani e usandoli per tentare di asciugare l’asciugabile, cioè molto poco.
Alla fine le tre che non si lasciano mai abbattere, hanno deciso di occuparsi dei loro istinti primari e, ignorando il temporale che si abbatteva contro di loro minacciando di portar via tutto l’autogrill e i suoi ospiti (che aumentavano in numero esponenziale), si sono dirette a nutrire i loro corpicini tremanti. Finita cena, forse per i loro stomaci ormai pieni, hanno guardato all’esterno con più ottimismo. Purpla e Tsuny hanno tentato fallendo di impedire a dedè di fare commenti e/o previsioni, e col fiato sospeso sono rimaste ad osservare. Vedendo che effettivamente la situazione si stava stabilizzando, hanno deciso di rimettersi in viaggio. In fondo mancavano solo 140 chilometri alla meta, quanto mai avrebbero potuto metterci? Che sarebbero state mai due gocce di pioggia? Ve lo diciamo noi.
Prudenti hanno deciso, prima di tutto, di rifornire la seppia mobile della dovuta pappatoria. Operazione egregiamente portata a termine dall’ingegnere meccanico da formula uno nonché marinaio che si porta dentro Tsuny, sopravvissuta nonostante quando, scesa dalla macchina, le intemperie siano tornate a colpire le malcapitate (lei e la seppia mobile, perché le altre erano al riparo) nel pieno del loro vigore. Finalmente ricomposto a bordo di Adolfina l’allegro trio, si fa per dire, più che altro umido, la seppia mobile si è avventurata stoicamente lungo le vie di montagna che, speravano tutte quante, le avrebbero ricondotte a valle e all’asciutto.. forse..
Nonostante dedè si sia autocensurata mettendosi in stand by, modalità sonno a tratti profondo, il temporale ha ripreso a imperversare in tutta la sua magnificenza, con raffiche di vento, raffiche di pioggia, raffiche di mitra (o almeno così sembrava), torrenti d’acqua come stesse piovendo a raffiche, macchine sfreccianti, tornanti in discesa che non si capiva perché portassero sempre più in alto, buio sempre più fitto, sonno impellente. Tuttavia esse sono giunte a Montpellier sane e salve alle 2 di notte, nonostante i tentativi di dedè, quando riemergeva dal come, di terrorizzarle.
Gira che ti rigira, in una città da brivido, le nostre eroine sono finalmente riuscite a trovare l’albergo e, prendendo possesso delle loro stanze, sono svenute su letto risvegliandosi direttamente il mattino dopo.
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