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From Francia 2007 in Torino, Italy on Aug 20 '07
In previsione di un viaggio un po' più lungo, stamattina ci siamo di nuovo alzate presto. All'ultimo giorno di giro della Francia abbiamo sviluppato un sistema infallibile e rapidissimo per caricare l'auto in pochissimi secondi, tanto che già alle 9.00 eravamo pronte a partire. Mancava solo una cosa: la colazione, anche perchè stamattina Dede era più rincoglionita del solito e siccome deve fare da assistente alla Purpla, non si poteva vedere una cosa del genere.
Ci siamo quindi dirette verso il centro di Aix En Provence ed evitando accuratamente il Café des deux garçons, abbiamo optato per un altro bar altrettanto chiccoso pochi metri più in la; sorvoliamo sul fatto che quando ci è passato davanti un cameriere del Deux Garçons abbiamo cercato di mimetizzarci coi croissant.
Rifocillata Dede, finalmente è stato possibile pensare a partire sul serio, non senza l'ultimo giro dell'anno del mercatino che si tiene sul corso principale (dal quale non siamo riuscite ad uscire senza almeno un sacchetto). Abbiamo avuto la fortuna di apprezzare una bellezza locale, ovvero un poliziotto in mountain Bike munito di bicipiti entrambi tatuati, muscolosi e abbronzati etichettato subito come F.O. (Figo Oggettivo).
Recuperati gli occhi che erano rimasti attaccati sulla sua divisa (non specifichiamo in che punto), recuperata Adolfina e l'autostrada (e tentato di recuperare invano Roberto il quale - geloso del suddetto poliziotto - si è riufiutato di collaborare), ci siamo messe sulla strada del ritorno.
Una delle cose che ci ha colpite lungo il viaggio è stato un tabellone luminoso sul quale lampeggiava la seguente scritta: "Animali erranti, rallentate"; un primo momento di smarrimento è stato seguito dal nostro noto senso pratico; infatti, avendo letto entrambe (da personcine acculturate) sul Focus che un'auto nera lasciata sotto al sole per un paio d'ore raggiunge la temperatura di 70°, abbiamo pensato di provvedere al pranzo nel seguente modo:
- cattura dell'animale errante
- opera di convincimento per farlo sdraiare sul tettino di Adolfina (adduccendo argomentazioni quali: "l'abbronzatura fa bene")
- opera di distrazione del suddetto animale con canti e balli mentre lo stesso comincia a rosolare sul tettuccio.
- affilamento di coltelli e forchette quando l'animale da i primi segni di cedimento (non si capisce se per la nostra esibizione circense o per il caldo - ma tanto l'importante è il risultato)
- assalto dell'arrosto così ottenuto all'urlo di "panza mia fatti capanna"
- unico problema, recuperare la salsa Barbecue della quale non sappiamo più fare a meno
- studiare un sistema per convincere le patate a fare la stessa fine dell'animale errante già tagliandosi da sole a bastoncino e salandosi perchè non sappiamo più fare a meno neanche delle frites (patatine fritte)
Per nostra sfortuna e per fortuna dell'animale e dei tuberi, non ci è capitato a tiro nulla di commestibile o quasi.
Imbestialite dalla mancata grigliata e con le balle girate perchè stavamo rientrando in Italia, abbiamo cominciato ad inveire contro gli impediti di varie nazionalità che si ammassavano al casello alla frontiera. A quanto pare l'Italia non vuol essere da meno della Francia e si è impegnata per farci trovare la coda all'uscita di Ventimiglia (luogo prescelto per il pranzo) pur di non farci sentire la mancanza delle vacanze appena vissute. Noi ringraziamo sentitamente e altrettanto sentitamente li mandiamo a stendere.
Esasperate dalla coda, abbiamo optato per abbandonare Adolfina in un parcheggio non appena abbiamo visto una trattoria, senza curarci di quanto questa fosse trucida. Al nostro ingresso nel locale, la fame ci ha impedito di girare i tacchi inorridite dall'orribile spettacolo presentatosi ai nostri occhi. Fame che è stata placata da tre etti a testa di spaghetti (crudi) al pomodoro che abbiamo consumato sotto gli sguardi meravigliati di un tavolo di francesi i quali cercavano di carpirci invano il segreto dell'arrotolamento dello spaghetto sulla forchetta.
Al momento del caffè, ci sono stati attimi di panico. La padrona del locale ci ha parlato in francese. Ne è susseguita la seguente scenetta:
- Purpla, fino a quel momento impegnata a cristonare col cellulare in panne solleva uno sguardo smarrito su Dede nel quale si leggeva a chiare lettere "Ma che, non abbiamo passato il confine??"
- Dede, dal suo canto, stava già guardando la Purpla porgendo la stessa domanda anche se in altri termini "Ma che, ci siamo confuse un attimo e siamo tornate in Francia???"
- La signora ci guarda entrambe e pensa "Ma che queste due ci sentiranno??"
- Dede si rivolge alla signora e le risponde "Signo', siamo italiane, la prego, ci parli in italiano e ci porti un caffè italiano"
Siamo state esaudite per la prima richiesta e non per la seconda, ritrovandici a bere un caffè peggiore di tutti quelli consumati in Francia.
Siamo ripartite quindi intorno alle 15 (ci eravamo fermate per pranzo alle 14) e lungo il tragitto abbiamo svicolato per evitare le code progettando una targa intercambiabile per poter dire anche qui "Eh, ma noi siamo straniere (quindi tutto ci è concesso)"
Il viaggio è proseguito fra smadonnamenti della Purpla nei confronti degli autisti italiani, che le sono valsi il nome di "GIno il camionista" da parte di Dede; insegnamento ad Adolfina delle parolacce in tedesco, in previsione del prossimo viaggio estivo; acquazzoni, sole a groviera e nevischio a volontà ; verso le 19 siamo finalmente approdate a Torino, dove lo "SchiavoIsauro" ci attendeva per aiutarci a portare tutti i bagagli in casa della Purpla.
Giusto il tempo di renderci di nuovo presentabili e siamo uscite per cena sotto la pioggia torrenziale (ben diversa da quella bretone che tanto ci piaceva); stremate dalla lunga giornata, abbiamo quindi fatto rientro a casa per scrivere l'ultima puntata di questo viaggio.
Ringraziamo:
- Tutte le brasserie e i bar che ci hanno sfamato in questi venti giorni
- I calissons di Aix che ci hanno riempito i buchini dello stomaco in viaggio
- I vecchietti bretoni che ci hanno regalato tanti sorrisi
- Point du Raz che ci ha regalato un tramonto magnifico
- Flora e Fauna francese che ha costituito i nostri pasti
- Roberto che ha cercato di adeguarsi invano a noi spegnendosi da solo pur di farci perdere in tutta tranquillitÃ
- I pain a chocolat che hanno allietato le nostre mattine
- Adolfina che ci ha scarrozzate in giro, sopportando quintali di bagagli e i nostri deliri
- La foresta di Broceliande che ci ha regalato momenti indimenticabili
- Gli esercizi commerciali francesi che hanno gratificato il nostro desiderio di shopping beneficiandone ampiamente
- Il Finistere che ha reso possibili tutti i nostri deliri
- Le pompe di benzina francesi che hanno sfamato Adolfina
- Le cattedrali che ci hanno meravigliate con le loro stupende vetrate (fotografate ampiamente in lungo ed in largo più e più volte)
- Lo SchiavoIsauro: un nome, una certezza. Sempre disponibile anche a distanza a darci appoggio pratico fungendo da pagine gialle telefoniche e telematiche.
- I nostri bancomat che ci hanno mollate sul più bello (per fortuna non del tutto contemporaneamente)
- I parcheggi sotterranei di tutta Francia che hanno messo a disposizione gradini vari per la gioia di Adolfina
- La lavanda e la carta di Armenia che hanno contribuito ampiamente a rendere respirabile l'aria dell'abitacolo di Adolfina dato che siamo fumatrici accanite.
- Montfort, che rimane sempre la nostra città preferita, anche al secondo anno, per aver conservato il nostro adesivo intonso, averci fatto trovare la nostra pasticceria e la nostra pizzeria preferite invariate e per averci ospitate come sempre con gioia vera.
- Le autostrade, le statali e le stradine francesi sulle quali abbiamo macinato km in questi venti giorni
- I F.O. che hanno appagato il nostro sguardo.
- I nostri amici e parenti che non ci hanno fatte internare nonostante i nostri racconti.
A quest'inverno, per il nostro viaggetto natalizio.
Purpla & Dede
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