Chiara, secondo te preferiamo prenderlo da dietro?
From Francia - Estate 2006 in Granville, France on Aug 07 '06
Lo sappiamo, ieri vi abbiamo lasciati col fiato sospeso… Cosa sarà successo alle tre intrepide eroine che imperterrite imperversano per la campagne della Manche (e non normanne o bretoni come crede qualcuna di loro)? Risposta: imperversano ancora solo che lo hanno dovuto fare in un buco ancora più buco di Saint Lo, perciò hanno imperversato mogie e prive di collegamenti col mondo esterno di qualunque tipo.
Cominciamo col raccontare cosa abbiamo combinato ieri. Con la nostra solita organizzazione perfetta abbiamo caricato la seppiamobile, fatto colazione in piedi come i cavalli e andate a vedere proprio questi. Infatti a Saint Lo, come già anticipato, c’è in questo periodo una famosa esposizione equina nelle scuderie nazionali. Anche stavolta abbiamo dovuto discutere con Miss Tom Tom (che si chiama Chiara) la quale non voleva farci arrivare all’esposizione e ci ha depistate fino all’ultimo. Ma non ha ancora capito che ha a che fare con tre più testarde di lei. Quindi abbiamo preso alle spalle la scuderia e siamo comunque riuscite a raggiungerla; e qui, in un tripudio di fiori, erba, fieno, musica (che è cominciata al nostro ingresso), vento che ci tirava la terra negli occhi tentando di farci desistere, cacche maleodoranti che abbiamo evitato con movimenti sinuosi come bisce, sguardi incazzosi o incazzati e nitriti di cavalli, ci siamo sollazzate sussurrando all’orecchio di poveri cavalli già disperati di loro che ci guardavano con aria di sufficienza (quando non cercavano di non colpirci alle spalle con zoccolate). Mentre eravamo li, abbiamo scoperto una cosa importantissima: siamo come i tre protagonisti dell’era glaciale. Dede è Sid il bradipo, Tsuny è Diego il felino dai denti a sciabola e Purpla Manfred il mammuth un po’ opossum. Rassicurate da ciò ci siamo rimesse in viaggio e sempre passando da dietro per stradine di campagna, stavolta abbiamo incontrato nell’ordine:
1) le solite mucche, capre e pecore
2) antica e anziana villica gentile che ha sorriso e salutato noi (ne siamo sicure perché c’eravamo solo noi) al nostro passaggio, suscitando l’emozione di tutte e tre.
3) Soliti set di chiesetta con cimitero gotico allegato
4) Furgoni bianchi come se piovesse
5) Trattori a destra e a manca
Durante questo tragitto (sempre i soliti 50 km in tre ore) è nato un nuovo assioma: se Dede ordina a Purpla di fermare la seppiamobile affinché lei possa sporgersi dal finestrino e fotografare senza sparruccarsi, stai sicuro che Purpla si ferma davanti o all’unico palo o all’unico cespuglio o all’unica balla di fieno nel raggio di chilometri e chilometri. Questo quando non si materializza improvvisamente un furgone bianco proprio in traiettoria dello scatto.
Attraversando paesini sinistramente somiglianti a Jerusalem lot del nostro amico Stephen King che evocavano in Tsuny un tripudio di luoghi comuni dei film Horror siamo arrivate alle spalle di Coutances e la sua cattedrale colore Ile Flottante. E li ci siamo sbizzarrite fra guglie, negozietti, bar, crepes e gallettes. Sazie, satolle, soddisfatte, appitonate e munite dei nostri immancabili sacchetti ci siamo rimesse in viaggio e stavolta la nostra destinazione era la cittadina marittima Granville. Raggiuntala da dietro sempre passando per le campagne con tutto il set completo di cui sopra (e immancabile coretto di Dede e Purpla che cantavano come ogni volta “La marianna la va in campagna”), ci siamo messe alla ricerca di un posto dove dormire. Tragedia. Ormai era giunta voce fin qui della nostra capacità di distruggere tutto, perciò gli alberghi si son finti completi, tutti tranne la marmotta (era troppo impegnata – purtroppo per noi – a impacchettare la cioccolata) Ed è così che siamo finite nel buco del buco del buco del culo della Francia e siamo rimaste tagliate fuori dal mondo in una stanza grossa quanto un box doccia da dividere in tre con i nostri bagagli e sacchetti.
Per consolarci, siamo andate a cenare in riva all’oceano scofanandoci un piattone di frutti di mare rischiando l’assideramento per cercare di fumare una sigaretta guardando il tramonto sull’oceano dal molo (qui il sole tramonta intorno alle 22) e infine a vedere il faro in cima a un promontorio che ci ha offerto una vista spettacolare della baia. Rinfrancate abbiamo preso coraggio e abbiamo fatto ritorno all’hotel. E qui il dramma: nell’hotel non c’è nemmeno il mini bar e siccome oltre che seppie siamo pure cammelli abbiamo dovuto girare come matte per un paese ormai deserto alla ricerca di una misera bottiglia d’acqua. Nel tentativo, Dede e Purpla temerarie (mentre una tsuny poco valletta e molto in coma) si sono avventurate in un bar che si è rivelato molto peggio che malfamato, frequentato da soli uomini pescatori e probabilmente anche avanzi di galera completamente ubriachi come zucchine. Scollandoci di dosso le varie paia di occhi che ci sono stati lanciati, abbiamo chiesto la famosa bottiglia e ancora grazie se non ci hanno sputato. Fuggendo seppiolanti, siamo tornate in auto gridando il nostro “miii che pauraaa” e non contente dell’esperienza abbiamo proseguito la nostra caccia fino a che Tsuny non ci ha costrette a superare il trauma e ad entrare in un locale messicano da lei individuato a fiuto. Finalmente abbiamo trovato un gentile autoctono che siccome non poteva darci la bottiglia, ce l’ha svuotata nella tipica caraffa francese, regalandoci impietosito quest’ultima (l’acqua l’abbiamo pagata 4 euro ma sono dettagli)
Con la caraffa a mo di trofeo siamo infine tornate nel buco del buco del buco prendendolo alle spalle nella speranza che si fosse ingrandito. Salite al nostro piano Tsuny ha acceso la luce di tutto l’albergo con aria trionfante…E proprio in quel momento usciva da uno dei loculi un omino in mutande che si è bloccato in mezzo al corridoio fissandoci con gli occhi sgranati come una lepre che sta per essere investita; abbiamo fatto ottimamente finta di nulla tuffandoci dentro al buco sempre più convinte di esser protagoniste inconsapevoli di un film dell’orrore e facendoci forza l’un l’altra abbiamo cercato di dormire. L’indomani mattina abbiamo avuto la nostra rivincita: con la nostra mini centrale nucleare di prese, presine e cavi siamo riuscite a far saltare la presa del bagno.
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